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17.09.2020 Tags: Brescia

«A un passo
dalla morte
ma non ho mai mollato»

Bruno Massetti con la moglie Giuliana Berta suo primo sostegno
Bruno Massetti con la moglie Giuliana Berta suo primo sostegno

Lunedì è stato il giorno della ripartenza per la scuola e per chi, dopo il fine settimana, tornava al lavoro. Per Bruno Massetti, 57 anni di Chiari, è ricominciata la vita. A dirlo sono il sondino di alimentazione Peg che si è portato a casa dall'ospedale Humanitas di Rozzano e la lunga, lunghissima riabilitazione che lo aspetta. A dirlo è anche la moglie, Giuliana Berta, infermiera in chirurgia all'ospedale dito Chiari, dove Bruno è arriva nell'ultima settimana di marzo, dopo giorni di Tachipirina e antibiotici. Potrebbe essere il secondo «primato» nell'epidemia italiana da Covid-19, non solo per tipologia di paziente ma perché ha tenuto più a lungo la staffetta del ricovero (5 mesi e mezzo) rispetto a Mattia Maestri, il paziente 1 di Codogno. Escursionista di lungo corso, membro attivo del Club Alpino di Chiari, Bruno ha visto in questi giorni i compagni di Club bardare la palazzina di casa con palloncini, messaggi e decori, tra i quali anche il simbolo del CAI (è stato presidente della sezione clarense dal 1999 al 2003). L'EMOZIONE del suo ritorno ha coinvolto anche gli altri residenti di via Barcella. Mauro, come il paziente 1, è un atleta che non solo ha fatto escursioni alpine ma ha persino scalato pareti ghiacciate e ha alle spalle maratone a Barcellona, Venezia, Milano, Firenze, Roma, Parigi, Praga, sul Lago di Garda e sul Lago d'Iseo. Si è cimentato anche in corse in quota sulle Dolomiti e, ancora, alla Nizza-Cannes, come alla bresciana Proai - Golem. «Il momento più brutto – spiega Bruno – è stato verso fine marzo: in un solo giorno sono passato dalla mascherina alla maschera respiratoria per poi finire all'intubazione. Dopo tre giorni a Chiari mi hanno trasferito a Rozzano. Dopo due mesi di terapia intensiva mi hanno risvegliato, ma le difficoltà non erano finite. Il momento più bello è stato rivedere mia moglie almeno in video. Ho capito la vicinanza alla morte anche dal sondino che avevo nella gola dopo la tracheotomia, come pure dalla mia capacità di respirare ridotta al 30%. E poi non è un granché vederti rivoltare come un peso morto dagli infermieri che mi hanno assistito con amorevolezza. Però non ho mai mollato – spiega – e lo voglio a dire a chi è nelle mie condizioni: il post Covid è una cosa non meno seria dell'infezione. Ho davanti una strada in discesa: la psicologa di reparto è rimasta ben impressionata della mia reazione». MASSETTI è infuriato con i negazionisti: «Devono provarla o non capiscono. La furia che ti travolge con questo virus è imparagonabile per velocità a qualsiasi male». La sua riabilitazione è avvenuta a luglio alla Maugeri di Pavia ma è stato solo l'inizio: ora è prevista una ginnastica polmonare, una motoria e una a livello alimentare, visto che dovrà riabilitare tutto il tratto alto digestivo per evitare che il cibo gli finisca nei polmoni. «Lavorando come infermiera ho capito più di una volta che mio marito era ai confini dell'aldilà. Ma ci hanno aiutato in tanti», spiega la moglie. Nonostante i 22 chili persi, Bruno guarda avanti e non vede l'ora di riprendere il suo impegno come esperto di meccanica. Il suo sogno? «Non vedo l'ora di chiudere il computer e riaprire la porta di casa per una lunga camminata con Giuliana: con il suo affetto è stata il migliore dei farmaci salva vita». •

Massimiliano Magli
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