CHIUDI
CHIUDI

19.08.2019

«A Ventimiglia
ho visto gesti
di crudeltà»

Uno dei presìdi messi in atto a Ventimiglia: il luogo di confine con la Francia è una terra dove spesso i diritti umani sono calpestatiLa volontaria bresciana Giulia Gringiani
Uno dei presìdi messi in atto a Ventimiglia: il luogo di confine con la Francia è una terra dove spesso i diritti umani sono calpestatiLa volontaria bresciana Giulia Gringiani

Un mese in prima linea non su un fronte ma su una frontiera, non per fare una guerra ma per fare accoglienza, non per denaro ma per amore di giustizia: questo è stato il mese estivo della 27enne bresciana Giulia Gringiani, che dal 19 luglio al 15 agosto è stata a Ventimiglia con il progetto 20K, sconosciuto ai più seppur attivo da 4 anni tra la Liguria e la Francia. Partita per «vedere con i miei occhi una situazione raccontata da un professore del master di etnopsichiatria che sto frequentando», spiega Giulia a pochi giorni dopo il rientro, ancora con le emozioni che le rompono la voce, che le impediscono di sorridere. GIULIA NON è nuova a esperienze di solidarietà: due anni fa approdò al campo profughi di Vathy, a Samos, in Grecia di cui aveva voluto narrare a Bresciaoggi al suo ritorno. E anche questa volta ha voluto rendere nota l’esperienza, «non so bene perché, dato che dopo Samos la situazione è continuamente peggiorata e non so più se serva raccontarla, so solo che non voglio perdere la speranza e che in ogni caso non posso restare indifferente». Di sicuro l’utilità del mese di volontariato di Giulia è stata per le persone a cui ha donato le scarpe recuperate prima di partire tramite una raccolta «perché pensavo alle necessità di chi arriva con le piaghe ai piedi dopo tanto cammino», spiega. O per quelle che hanno preso dalle sue mani una bottiglia d’acqua, o quelle che ha accompagnato in ospedale. A pochi chilometri da Ventimiglia 20K ha una struttura di appoggio dove i volontari che a rotazione sono attivi offrono la prima accoglienza a «quei migranti che dal 2017 provengono principalmente dalla rotta balcanica, che provano a passare dall’Italia verso la Francia e che, se intercettati, vengono rimandati in Italia appunto da Ventimiglia - racconta Giulia – dopo la cattura da parte della polizia francese, queste persone sono tenute in un container per almeno 6 ore, senza acqua, cibo e rispetto. Poi vengono portate in Italia, su un percorso obbligato che dista pochi chilometri da Ventimiglia». LÌ CI SONO i volontari che quando ci sono persone che stanno molto male chiamano ambulanze o accompagnano con mezzi propri all’ospedale. «Ho portato con la mia vettura un minore siriano pieno di pustole infettate – denuncia la ragazza- e il trattamento che ci hanno riservato al pronto soccorso è stato indecente, così come senza umanità è quello di chi arriva al nostro presidio sull’ambulanza. Eppure i medici avrebbero l’obbligo deontologico di curare senza guardare i documenti». La crudeltà è ciò che Giulia non potrà mai dimenticare: «Sanitari, turisti, cittadini, polizia italiana e francese, ma anche il sindaco Ventimiglia che pochi giorni fa ha fatto togliere una fontana nei pressi della stazione perché lì bevevano i migranti... Come è possibile comportarsi così? - si chiede, incredula -. Il personale sui treni letteralmente scaraventa giù dai vagoni le persone. Anche a noi, che eravamo impegnati a testimoniare e chiedere un po’ di rispetto, rispondevano in malo modo». Qualche barlume di speranza c’è: «Il campeggio del gruppo di volontari di cui ho fatto parte era su un terreno messo a disposizione da un privato; oppure una donna di 60 anni, detta Mamma Delia, dall’inizio del progetto mette a disposizione il suo bar vicino alla Stazione di Ventimiglia per offrire acqua e riparo ai migranti: ma questo le è costato isolamento da parte di cittadini e istituzioni. Così a fine anno il bar dovrà chiudere perché non ha più risorse». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1