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29.01.2011

A2A, atomo in stand by Ambiente protagonista


 Renato Ravanelli con il presidente della commissione Aldo Rebecchi
Renato Ravanelli con il presidente della commissione Aldo Rebecchi

Il nucleare non è nei piani di A2A. È così, nonostante le dichiarazioni del presidente del Consiglio di gestione Giuliano Zuccoli. A confermare che «mai il tema è stato oggetto di discussione nel Consiglio di gestione» è Renato Ravanelli, direttore generale dell'area Corporate e Mercato, che ieri è stato ascoltato dalla commissione Partecipate insieme al direttore generale dell'area Tecnico operativa Paolo Rossetti. Che poi si segua la questione dal punto di vista tecnico, è altro discorso.
La precisazione sul nucleare è solo una delle tante emerse da quasi quattro ore di confronto con una commissione decisa a vederci chiaro su quanto sta accadendo nella più grande azienda partecipata dal Comune. Le domande dei consiglieri si sono appuntate sui nuovi (e insoddisfacenti) equilibri che la fusione ha creato tra Brescia e Milano, su nucleare, gestione del ciclo idrico integrato, aggregazioni future, questioni Edison e Montenegro. Non a tutto hanno avuto risposta, e si prospetta un secondo round nelle settimane prossime.
Intanto i due direttori generali fanno la fotografia di una Multiutility che ha il 50 per cento della sua redditività nel settore dell'energia, nel quale ha tuttavia una dimensione troppo piccola per competere con colossi come Enel, Edison ed Eni. E che è leader nei settori del calore e dei servizi ambientali che fanno insieme il 28% del business (il restante 22% dalla gestione delle reti).
È al centro del sistema di import elettrico con una partecipazione a Edison attraverso Edf, ha una quota in Edipower attraverso la stessa Edison e un 43% nella montenegrina Epcg acquistato cedendo il 5% di azioni della svizzera Alpiq.
Operazione strategica, quella del Montenegro – ribadisce Ravanelli -, che permette di rafforzare la quota di energie rinnovabili con la possibilità di creare nuovi impianti impossibili in Italia, e apre la porta dei Balcani.
A2A fa un fatturato di 6 miliardi di euro con un miliardo di margine e ha un capitale di 9,2 miliardi a metà (4,6 mld) di capitale netto e di debito. Vende 2 miliardi di metri cubi di gas, 15 miliardi di kW elettrici, 1,6 di teleriscaldamento. Raccoglie un milione di tonnellate di rifiuti e ne tratta 2,6. I dipendenti sono 9.257. E qualcuno si chiede quanti siano i nuovi assunti bresciani.
In tutto questo, ad andar male è l'energia per il crollo della domanda a causa della crisi e l'eccesso di offerta dovuta anche ai molti impianti di produzione. Più o meno la stessa situazione del gas.
Uno dei punti caldi è la gestione del ciclo idrico integrato in vista della società unica di gestione provinciale. Ravanelli si limita a dire che il settore è a «bassissima redditività del capitale investito e nonostante l'efficienza di gestione si fatica a trovare fonti di investimento». Ma i consiglieri non si accontentano. Anche alla luce della recente audizione dei sindacati, vogliono sapere se si sta scorporando il settore con una nuova società che avrebbe sede a Bergamo e che «ci vedrebbe assolutamente contrari», anticipa il Pd Alfredo Bazoli. Ma per ora non arrivano risposte. Né più prodighi di informazioni Rossetti e Ravanelli sono sulla questione aggregazioni. «Star fermi equivale a morire e crescere è un imperativo – dice Ravanelli -, si cresce anche aggregandosi ma noi preferiremmo farlo con investimenti». In ogni caso, «la modalità delle alleanze compete agli azionisti».
Nel confronto entra pure la recente vicenda delle nomine in Ecodeco che Claudio Bragaglio (Pd) non esita a definire una «transazione partitica nel Pdl milanese». E su tutto torna a porsi il problema dei rapporti tra Brescia e Milano. «Le decisioni strategico operative sono in squilibrio su Brescia – aggiunge Bragaglio – e i poteri veri sono in mano a un solo direttore generale che si chiama Ravanelli. Ma la scelta di foraggiare Brescia con 80 milioni di investimenti non funziona perchè Brescia si sente spoglia di un'Asm che era il cuore prima che il portafoglio».
Fabio Capra (Pd) chiede di Acerra, Donatella Albini (Sel) aggiunge la tutela dei lavoratori. Ma neanche la Lega Nord è tenera. Giorgio Taglietti replica ai direttori che «non tutto va bene come si vorrebbe far credere». Nicola Gallizioli promette: «Saremo pressanti su piani industriali, investimenti e strategie». Il Pdl Angelo Piovanelli poi chiede come mai resti ancora inevasa l'assunzione della quota d'obbligo di categorie protette «ferma al 4.5 per cento rispetto al 7 di legge a un anno dalle dichiarazioni rassicuranti di Tarantini».
Emerge tutto lo scontento, insomma, per una fusione che lascia rimpiangere Asm. E Rossetti non riesce a convincere, quando invita a pensare che «non esistono manager milanesi o bresciani, ma solo manager di A2A».

Mimmo Varone
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