CHIUDI
CHIUDI

20.07.2019

Affido familiare, così Brescia reagisce e difende il sistema

In provincia (Valle Camonica esclusa) sono 254 le famiglie pronte ad accogliere minori in difficoltà
In provincia (Valle Camonica esclusa) sono 254 le famiglie pronte ad accogliere minori in difficoltà

Genitori che lanciano un salvagente ad altri genitori «in acque agitate». È l’affido famigliare, un servizio spesso confuso con l’adozione, ma che poggia su basi completamente diverse. L’obiettivo è opposto, ovvero la riacquisizione delle capacità genitoriali che magari, per tante diverse ragioni, vengono meno in un periodo difficile della vita. Si tratta di una forma di intervento molto varia, che in generale prevede l’accoglienza dei bambini in un altro nucleo famigliare in affiancamento temporaneo a quello naturale nella cura dei figli, ma che può assumere tante altre forme a seconda dei casi. L’affido a tempo pieno si chiama residenziale e di solito si stipula per due anni, eventualmente rinnovabili; ci sono poi forme light, ad esempio un periodo limitato durante il quale i genitori sono in difficoltà per mille motivi, anche solo qualche ora al giorno. Dietro a ogni affido ci deve essere un progetto, una sorta di patto, in cui si mette il bambino “in sicurezza” in un ambiente verificato e accogliente, offrendo ai genitori l’opportunità di riprendere le redini della propria vita, per poi riaccogliere il minore quando pronti. DOPO LA GRAVISSIMA inchiesta Angeli e Demoni avviata dalla Procura di Reggio Emilia, che ha portato alla luce terribili abusi commessi sui bambini illecitamente sottratti alle loro famiglie, con ben 27 indagati e 16 arresti, il mondo dell’affido si è visto trascinare nel fango, ma Brescia ha reagito ricordando che questo caso non deve screditare un sistema di grande valore. Una pagina nera nella storia di questo servizio, con bambini manipolati psicologicamente per far passare i genitori da mostri e creare i presupposti per allontanarli, che ha scatenato preoccupazione e inquietudine, ma anche il rischio di una crociata contro gli assistenti sociali e chi opera nel campo degli affidi. Ma a Brescia cosa accade esattamente? Com’è strutturato il servizio? Il territorio è suddiviso in due macro aree: la provincia e la Valcamonica, che fa a sé. La prima è suddivisa in 12 ambiti a cui si aggiungono tre servizi privati - l’ Associazione coordinamento famiglie affidatarie, l’Istituto delle Suore delle Poverelle e il Centro promozione affidi familiari -, da quest’anno seduti intorno al Tavolo provinciale affidi, partito dopo ben dieci anni di stand by. «Un sistema un tempo frammentato oggi converge, a garanzia di un più efficace scambio di idee, prassi e modalità», spiega Alessandra La Neve, coordinatrice dell’assise. Gli obiettivi a breve termine sono l’implementazione del sito unico www.affidobrescia.eu, il completamento della Banca dati unica di famiglie in base alla tipologia di affido, e un tavolo di formazione condivisa tra gli operatori dei 164 comuni membri. «Tutte cose che già ci sono grazie ai fondi di un bando Cariplo, ma che vanno proseguite e migliorate via via con altri fondi», fa notare La Neve. Ad oggi le famiglie accoglienti censite nella provincia (sempre a esclusione della Valcamonica) sono 254, di cui 57 ancora disponibili. Secondo la coordinatrice, gli affidi attivi sono almeno 135. Un sistema che mette insieme due grandi tipologie di affido: quello consensuale e quello giudiziale. Il primo coinvolge i genitori che partecipano attivamente alla decisione dei servizi sociali e alla modalità, spesso richiedendo loro stessi un aiuto. «Accade che alcune mamme ci chiedano una mano perché non sanno come andare avanti - racconta La Neve -. Ci è capitata una signora con quattro figli che, sola e con un lavoro in orari serali, ha chiesto una famiglia di appoggio in quelle ore. Insieme si cerca una soluzione per un periodo temporaneo». Altra cosa sono gli interventi giudiziali, dove è il tribunale a decidere. Il percorso è più complesso, ma sempre con l’obiettivo di tutelare i bambini aiutando i genitori a rimettersi in carreggiata. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Michela Bono
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1