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06.08.2020 Tags: Brescia

«Al telefono con mamma ho sentito l’esplosione»

Hussein HachemAhmad Assi
Hussein HachemAhmad Assi

Sgomento e terrore sono i sentimenti che stanno vivendo anche i libanesi bresciani che martedì pomeriggio sono venuti a sapere della terribile esplosione avvenuta a Beirut e percepita un po’ in tutto il piccolo Paese dei Cedri. Ahmad Assi, da nove anni a Brescia dove ha conseguito il dottorato in ingegneria e oggi segue la contabilità del ristornate Falafel di via San Faustino, ha la famiglia nella zona di Baalbeck, verso la Siria, a circa 180 chilometri dalla capitale. SOLITAMENTE ad agosto si reca in Libano ma quest’anno, causa pandemia, è rimasto a Brescia «ma molti libanesi espatriati sono rientrati e nelle ultime settimane la situazione contagi è sfuggita di mano», spiega. A quell’ora di martedì, come suo solito, era al telefono con la madre che vive là: «Ho quindi sentito in diretta l’esplosione, mamma mi ha detto di aver percepito un botto e subito ha pensato ad un bombardamento perché noi alla guerra siamo abituati. Tutti hanno pensato ad un missile o ad una bomba e anche adesso non si ha certezza di nulla». Stessi timori per familiari e amici di Hussein Hachem, medico, da 10 anni a Brescia, originario di Sidone, ad una trentina di chilometri a sud di Beirut, ma con una casa anche nella capitale. «A causa della crisi economica i miei sono tutti a Sidone perché al sud la vita è meno cara e abbiamo il terreno – racconta – ma anche da lì si è sentita l’esplosione. Ho subito cercato notizie e contatti con i miei affetti: ad oggi risultano due miei conoscenti dispersi e credo che non ci siano speranze perché lavoravano in zona porto. Non mi sento di escludere una mano esterna, siamo abituati ai tentativi esterni di destabilizzazione, da parte di Israele e non solo», aggiunge Hachem. DA MEDICO ha subito pensato di correre in Libano a dare una mano ma impegni di sostituzione negli ambulatori di base bresciani, nonché altri vincoli relazionali lo hanno fatto desistere: «L’Italia ormai è il mio primo paese ma guardando le decine di video che mi arrivano dal Libano sarei tentato di andare là dove c’è bisogno assoluto di dottori e mezzi, i feriti son trasportati sui motorini! Ma la mia compagna con la quale vivo qui mi ha ricordato che, anche potendo, non mi farebbero entrare causa Covid». Tragico destino per il Libano: tra una storia recente piena di guerre, la pandemia del Coronavirus e la crisi economica degli ultimi mesi che ha ridotto sul lastrico la popolazione, adesso è stato colpito da un ennesimo macigno che ne ha ulteriormente aggravato la situazione: la Fenice del Medioriente, come è chiamato il Paese, ce la farà a risorgere ancora? © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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