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10.07.2020 Tags: Brescia

Alberghi, è a
rischio la metà
degli addetti

Per gli operatori del settore è una stagione molto difficoltosa per la mancanza di turisti stranieri
Per gli operatori del settore è una stagione molto difficoltosa per la mancanza di turisti stranieri

La tempesta Covid-19 che si è abbattuta sull’economia italiana continua a imperversare, a dispetto degli sforzi di ripresa, sul settore del turismo e dell’ospitalità alberghiera. Tra quanti si sentono ancora intrappolati in un’interminabile Fase 2 ci sono anche gli albergatori che gestiscono le circa 700 strutture ricettive presenti sul territorio provinciale. La drammatica situazione di stallo, che ha provocato nel mese di giugno un crollo delle presenze pari all’80% rispetto allo stesso periodo del 2019 (in linea con l’andamento nazionale) e sta mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, è messa in luce da Alessandro Fantini, vicepresidente di Federalberghi Brescia. Nel descrivere una situazione eccezionale per durata e impatto, il portavoce dell’associazione di categoria parla di «problema generalizzato, che sta mettendo in ginocchio tanto le attività della città quanto quelle presenti sui laghi e in montagna». A subire tuttavia gli effetti più evidenti del blocco della mobilità turistica sono le zone del Garda e del Sebino, dove oltre l’80% della clientela è costituita abitualmente da stranieri provenienti dal Nord Europa: tedeschi, olandesi, belgi, svizzeri e austriaci. «Contrariamente a quanto avviene in altri contesti — ha spiegato Fantini —, noi non scontiamo la cancellazione dei voli internazionali dalla Cina o dagli Stati Uniti, ma paghiamo piuttosto le conseguenze di un diffuso clima di timore da contagio che inibisce gli spostamenti tra i Paesi interni all’Unione». CIÒ SIGNIFICA affluenza in picchiata e camere tristemente vuote, specialmente a causa della riduzione dei viaggi di gruppo organizzati, con danni evidenti non soltanto alle tasche dei gestori ma alla totalità degli occupati e persino al variegato macrocosmo dell’indotto: agricoltura, ristorazione, enogastronomia, sport, arte e cultura, tempo libero. «Almeno la metà dei circa 10mila dipendenti abitualmente impiegati, tra fissi e stagionali, rischia a breve di rimanere a casa per mancanza di prospettive», denuncia Fantini. «Si tratta — prosegue — di persone che potrebbero non beneficiare di alcun paracadute. Senza considerare l’incognita del rinnovo della cassa integrazione (in scadenza, ndr) e lo stravolgimento a cui andrebbero incontro famiglie e comunità che hanno fondato la propria esistenza sulle entrate turistiche». Davanti a un simile scenario, per Federalberghi le soluzioni proposte dal Governo risultano un debole palliativo, bonus vacanze in primis. «Non è una scelta equa — obietta Fantini — perché i benefici non saranno spalmati su tutto il territorio della Penisola: andrà meglio per le località di mare e di montagna, capaci di attrarre anche tanta domanda interna, ma lascerà esclusi quei luoghi, specialmente città d’arte e laghi, in cui la presenza di stranieri è un fattore determinante». Senza considerare il fatto che si genererà un credito di imposta e non si inietterà invece la tanto agognata liquidità. Attualmente nel bresciano soltanto il 60% degli alberghi ha riaperto, un altro 20% dovrebbe farlo entro la fine di luglio; il restante 20% resterà chiuso in attesa di sapere se riuscirà a sopravvivere o se sarà costretto a chiudere i battenti.«Navighiamo a vista e confidiamo in un miglioramento della situazione epidemiologica entro settembre — chiosa Fantini —. Certo è che la stagione è ormai persa e che quest’anno vedrà come minimo una diminuzione del 50% del fatturato». •

Davide Vitacca
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