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25.10.2020 Tags: Brescia

Albini perplessa su scala 4 «chiama» la sanità privata

Donatella Albini: delegata del sindaco alla sanità
Donatella Albini: delegata del sindaco alla sanità

«L’altro ieri l’assessore Gallera parlava di rimodulazione del sistema degli hub, di ridurre negli ospedali periferici le attività programmate, i contagi salgono , anche a Brescia...e la sanità privata dove è? Gallera ancora l’altro ieri non ne parlava. Però in compenso si chiede a 24 medici e 75 infermieri bresciani di andare a gestire due moduli dell’ospedale da campo a Bergamo. Solidarietà intraprovinciale pervenuta, ma non ancora la chiamata alla sanità privata che pure ha dimostrato di essere strutturata. Gallera accenna solo che in una fase successiva toccherà alla San Donato. Ma non si sa quando». Donatella Albini, delegata del sindaco di Brescia alla Sanità mette tanta carne al fuoco, sull’onda della paura che nella seconda ondata si commettano gli stessi errori che nella prima. «Se personale del Civile va a Bergamo, ha maggior ragione di esser posta la domanda: e chi andrà nel centro Covid alla scala 4 del Civile? Alla fine si ridurranno i letti e il personale degli altri reparti», dice Albini. ALLA QUALE «al di là dell’essere d’accordo o no con il Centro Covid al Civile, l’operazione mi suscita perplessità e domande. Intanto, osservo che sebbene il Comune di Brescia sia nell’assemblea della Fondazione Spedali Civili non è mai stato informato di nulla. Poi, constato che soldi donati alla Fondazione dai bresciani sono messi in mano ad un gruppo di persone, la cui rispettabilità nessuno mette in dubbio, ma che hanno scelto le imprese che faranno i lavori di ristrutturazione. Sarebbe bello sapere con quali criteri. Mi si dice che in questo modo si sono evitate le pastoie burocratiche delle procedure pubbliche. Ricordo che a maggio il Decreto rilancio aveva messo a disposizione quasi 1,7 miliardi di euro per il potenziamento degli ospedali, offrendo procedure rapide alla sola condizione che le regioni presentassero entro luglio i Piani. Peccato che li hanno presentati solo il Veneto e l’Emilia Romagna. Il tema delle lentezze della burocrazia non c’entra». Nei tempi di discesa in campo della sanità privata Albini scorge elementi di preoccupazione, ma ancora di più li vede «in una medicina territoriale rimasta al palo in Lombardia. Ad esempio, le Usca dovrebbero essere una ogni 50mila abitanti ma in realtà non è così. E rispetto alla primavera si è aggiunto il problema di molti medici di base andati in pensione. Brescia è tra le province con meno medici di base d’Italia». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.B.
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