CHIUDI
CHIUDI

17.11.2019

Alla Squadra Mobile negli anni bui di Brescia

Gli auguri natalizi inviati dalla Casa Bianca a Giuseppe Donisi La restituzione della Pala che era stata rubata a Saviore  
Giuseppe Donisi (sx) con il collega statunitense mostra i  dollari falsi
Gli auguri natalizi inviati dalla Casa Bianca a Giuseppe Donisi La restituzione della Pala che era stata rubata a Saviore Giuseppe Donisi (sx) con il collega statunitense mostra i dollari falsi

Tre decenni. Uno completamente, gli altri due parzialmente. Ma li ha attraversati tutti. Con le loro complessità, evoluzioni della criminalità che in diversi casi si è anche sviluppata in nuove forme. Giuseppe Donisi è arrivato alla squadra Mobile della Questura di Brescia, come vice Commissario, nel 1968. Dal 1972 al 1984 è stato poi dirigente della Mobile di Brescia, prima di ulteriori sviluppi importanti nella carriera che l’avrebbero portato a ricoprire l’incarico di questore in due città: Cremona e Reggio Emilia. È socio dell’Associazione nazionale Polizia di Stato dal 1999, anno della pensione, e la sua testimonianza è il contenuto della quinta puntata delle Storie dell’Anps. A Brescia si è trovato a contrastare criminalità comune e organizzata, terrorismo. Con lo spaccio di sostanze stupefacenti che nei primi anni ’70 iniziava a prendere consistenza, il terrorismo che avrebbe presentato un conto pesantissimo il 28 maggio 1974 in piazza Loggia. «Sono stati anni bui - esordisce - ogni notte c’era un allarme per bombe che venivano piazzate vicino a saracinesche». A tutto ciò bisognava aggiungere «i furti, le rapine, gli omicidi». Ma l’allora dirigente della Mobile Giuseppe Donisi era riuscito a «costruire una rete di informatori» che gli consentiva di «ricostruire la dinamica dei fatti nel giro di 24 ore». Da questo esula la strage di piazza Loggia dove il commissario Donisi arrivò e rimase tutta la giornata. «Non mi occupavo dell’ordine pubblico, perché quel giorno ero destinato ad approfondire le indagini su un uomo ucciso e fatto a pezzi in una zona periferica della città. Ovviamente venni inviato subito in piazza Loggia e mi ritrovai di fronte all’orrore. Rimasi tutto il giorno. A casa erano preoccupati perché non c’era la possibilità di comunicare e i miei familiari temevano che io fossi coinvolto». Ma Giuseppe Donisi non dimentica un’altra bomba, quella che in piazza Arnaldo portò altra morte, altro dolore. Gli anni ’70, ricorda ancora, «furono quelli degli scontri di piazza, dei giovani che attraversavano la città in motorino brandendo catene. Il giorno peggiore, quello che richiedeva un impegno notevole per questi scontri, era il sabato». Il lavoro però non mancava mai per gli investigatori. «Da Roma arrivavano bande di ladri. C’erano anche quelli bresciani, che rubavano in appartamenti e gli obiettivi principali erano quelli vicino alle vie di comunicazione. Alcune bande lavoravano davvero in “grande stile”. Ma ci sono stati anche furti finiti nel sangue, come quello in cui uno dei ladri, un mantovano, venne ucciso da uno dei ricettatori». QUINDI le prime indagini di rilievo sulla droga: «Tra i primi casi ci fu quello di un ragazzo sorpreso con nove chili di marijuana proveniente dall’India. La droga, in quel periodo, a Brescia circolava soprattutto nella zona di via Mazzini. Inizialmente non c’era l’eroina. Poi arrivò e ricordo di un gestore di un albergo che girava in Ferrari. Si scoprì che spacciava a Brescia e nella zona di Ladispoli, vicino a Roma. Venne arrestato. Io andai anche a Amsterdam per una settimana, durante le indagini. In un vano di un ascensore trovammo anche dieci chili di eroina e un mitra. Il processo che ne scaturì fu uno dei primi molto importanti celebrati a Brescia». Le indagini di quei tempi andavano poi dal recupero delle pale che ornavano le chiese, come quella di Saviore dell’Adamello, all’arresto di falsari. In questo caso si trattò di un’operazione internazionale, con il supporto di funzionari statunitensi, al seguito di Ronald Reagan, nel 1982 in viaggio in Italia. L’indagine portò ad arresti e a un sequestro milionario di dollari falsi. E alla riconoscenza che la Casa Bianca gli mostrò anche negli anni a venire. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1