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19.09.2019

Alzheimer, la
ricerca in aiuto
della speranza

La ricerca sull’Alzheimer sta diventando sempre più mirata
La ricerca sull’Alzheimer sta diventando sempre più mirata

«Demenza: parliamone»: è un invito a squarciare il velo dello stigma e a condividere le prospettive aperte dalla ricerca il tema scelto per la ventiseiesima Giornata mondiale sulla demenza di Alzheimer che si celebra sabato, 21 settembre, per iniziativa di Organizzazione Mondiale della Sanità e Alzheimer’s Disease International. L’obiettivo è informare e sensibilizzare l’opinione pubblica su una malattia, l’Alzheimer, dal pesante carico emotivo, sanitario e sociale, complice il progressivo invecchiamento della popolazione. Anche a Brescia la Giornata sarà occasione per informare e approfondire: negli ultimi dieci anni i dati dicono che l’aumento è stato del 45%. Sulla nostra provincia sono quasi 18mila le persone affette da decadimento cognitivo, e di queste più della metà si confrontano con la malattia di Alzheimer, che spegne progressivamente i ricordi, il vissuto, l’unicità della persona.


«ANCHE SUL NOSTRO territorio le diagnosi sono in crescita, ma questo è dovuto, oltre all’invecchiamento della popolazione, all’accuratezza diagnostica che aumenta le probabilità di intercettare la malattia: nel Bresciano c’è una lunga tradizione di sensibilità verso le demenze, a vari livelli, e siamo fra i territori in cui i servizi funzionano meglio», sottolinea Orazio Zanetti, direttore Unità Operativa Alzheimer – Centro per la memoria IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia. Ha fatto discutere, di recente, l’annuncio di alcune multinazionali farmaceutiche di aver tagliato gli investimenti sui farmaci per l’Alzheimer, alla luce degli insuccessi incontrati (ad oggi non esiste una terapia in grado di curare la malattia, ma solo farmaci sintomatici capaci di rallentarne il decorso). Zanetti, però, invita a guardare quanto accaduto da una diversa prospettiva: «Bisogna riconoscere i fallimenti delle recenti sperimentazioni, ma essere consapevoli che non si tratta di ritorni al passato, perché le vie chiuse ci costringono ad aprire porte su terreni finora inesplorati, a guardare verso scenari nuovi». Per combattere l’Alzheimer – è questa la lezione imparata dalle sconfitte – serve una visione più ampia: ad esempio si è capito che non c’è un bersaglio unico – le placche di proteina beta amiloide che «soffocano» le parti vitali del cervello, su cui a lungo ci si è concentrati quasi esclusivamente – ma è necessario tenere conto di più fattori, come la proteina tau, i processi infiammatori, i fattori di rischio cardiocircolatorio, fra cui pressione alta e fumo, i profili di fragilità.


QUESTA CONSAPEVOLEZZA sta aprendo le porte ad approcci innovativi, che vedono protagonisti molti giovani ricercatori, sia dei Fatebenefratelli che di altri prestigiosi istituti, che parteciperanno domani (dalle 9) al convegno scientifico organizzato nella sede Irccs di via Pilastroni: «Saranno loro a illustrare le nuove applicazioni tecnologiche in ambito diagnostico, prognostico e riabilitativo, a spiegare il ruolo dei biomarcatori per rilevare i primi segni della malattia e ad approfondire il ruolo dei Big Data in quest’ambito» spiega Roberta Ghidoni, direttore scientifico dell’Irccs. Nel pomeriggio, dalle 17, si incontreranno invece familiari ed esperti dell’Irccs Fatebenefratelli e dell’Università di Brescia, «Insieme per affrontare la sfida»; mentre il 25 settembre la malattia sarà affrontata da un punto di vista ancora diverso: come i modelli matematici e computazionali possono aiutare a prevederne l’evoluzione e offrire strumenti avanzati di diagnosi e prognosi.

Lisa Cesco
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