CHIUDI
CHIUDI

20.05.2019

«Amatevi nella diversità Questa è l’integrazione»

La messa  nella chiesa di Sant’Angela Merici a San Polo è stata officiata dal vescovo di BresciaVenticinque le comunità straniere presente con i loro standDurante la festa è stato possibile assaggiare cibi tipici dei vari paesiFedeli di diversa provenienza hanno presenziato alla celebrazione
La messa nella chiesa di Sant’Angela Merici a San Polo è stata officiata dal vescovo di BresciaVenticinque le comunità straniere presente con i loro standDurante la festa è stato possibile assaggiare cibi tipici dei vari paesiFedeli di diversa provenienza hanno presenziato alla celebrazione

All’insegna dell’amore cristiano tra le genti, si è conclusa la diciottesima edizione della festa dei popoli: una due giorni iniziata sabato con il gioco dell’Oka e proseguita ieri con la messa celebrata dal vescovo di Brescia monsignor Pierantonio Tremolada, il pranzo condiviso e un pomeriggio di spettacoli e musica, tra gli stand delle 25 comunità partecipanti. È stata la festa dell’amore tra i popoli cristiani, che si possono amare, anzi devono, come ha ribadito il vescovo durante l’omelia officiata nella chiesa di Sant’Angela Merici di San Polo, dove l’intera festa ha trovato casa per il secondo anno consecutivo. Un’omelia con parole semplici e profonde, monsignor Tremolada ha invitato a riflettere le decine di fedeli che riempivano la chiesa. «LA RISPOSTA è una sola – ha quindi dichiarato il vescovo – e ce l’ha data il Signore stesso durante l’ultima cena, quando dice ai discepoli e quindi a tutti noi: amatevi come vi ho amato io». Da questo comandamento deriva la possibilità di vivere insieme, come ha ben spiegato Tremolada: «I cristiani sono quelli che si amano tra loro, non solo in famiglia o tra colleghi di lavoro, ma anche tra popoli: ci si può amare tra etnie diverse, tra culture diverse, anzi, non ci si può amare, ci si deve amare, se siamo cristiani va fatto, va considerato un obiettivo cui tendere perché da questo si saprà che siamo cristiani. Ci amiamo nelle nostra diversità e ci rispettiamo: questo è il miracolo della nostra chiesa». Riferendosi esplicitamente all’attualità il vescovo ha quindi osservato: «Stiamo usando molto le parole integrazione, inclusione... sono parole belle ma vanno riempite di contenuti. L’inclusione va fatta con rispetto e affetto; integrazione non significa che devi diventare qualcosa che non sei...no, tu arrivi con la tua diversità che è la tua ricchezza e, mentre io ti accolgo, condivido la mia ricchezza e insieme diventiamo doppiamente ricchi, la nostra vita diventa più bella. Non è facile: occorre aver rispetto reciproco, grande umiltà, consapevolezza di aprirsi a qualcosa che ancora non conosciamo; ma è tutto questo ciò che il signore ci domanda: amatevi gli uni gli altri, singolarmente dentro le famiglie, tra parenti ma amatevi anche tra colleghi di lavoro e amatevi tra popoli, come stiamo facendo i questo momento di festa dei popoli, di celebrazione eucaristica delle gente, la chiesa che è fatta popoli diversi che diventano una famiglia nella quale si vive il comandamento dell’amore». Dopo la celebrazione la giornata è riuscita a colorare il grigio del cielo, con i vestiti, i manufatti, i cibi tipici dei paesi di provenienza dei partecipanti. Senza dimenticare che in molte terre delle comunità in festa ieri c’è, e spesso è maggioritaria, una componete di fedeli dell’Islam, oggi impegnati nel mese sacro del Ramadan e quindi non presenti di persona tra gli stand. •

Irene Panighetti
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1