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19.07.2019

«Amavamo
lo zio: non
l’abbiamo ucciso»

L’azienda Bozzoli di Marcheno in un’immagine scattata durante le prime fasi dell’indagine
L’azienda Bozzoli di Marcheno in un’immagine scattata durante le prime fasi dell’indagine

Avevano deciso di farsi interrogare sin dai giorni successivi alla notifica dell’avviso della conclusione indagini. E così è stato. Mercoledì scorso Alex e Giacomo Bozzoli sono stati interrogati dal procuratore generale reggente Marco Martani nell’ambito dell’inchiesta in cui sono indagati con l’accusa d’aver ucciso lo zio Mario Bozzoli e d’averne distrutto il cadavere.

 

IL DUPLICE interrogatorio rappresenta un passaggio molto importante nel procedimento che la Procura generale ha avocato più di un anno fa. La scomparsa dell’imprenditore di Marcheno risale all’8 ottobre 2015. Quel giorno venne visto per l’ultima volta all’interno della fonderia di Marcheno di cui era titolare con il fratello Adelio. E proprio Alex e Giacomo, figli di Adelio, sono accusati della morte dello zio. Ci sono inoltre altri due indagati con l’accusa di favoreggiamento. Alex e Giacomo Bozzoli, assistiti dall’avvocato Luigi Frattini, sono stati interrogati complessivamente per cinque ore. Sono entrati nel palazzo di giustizia di Brescia da un ingresso secondario per evitare il clamore delle telecamere e, a quanto si è appreso, hanno risposto a tutte le domande del procuratore generale reggente.

 

IL PRIMO ad essere interrogato è stato Giacomo Bozzoli, poi è stata la volta di Alex. Ora sarà il procuratore Martani a dover decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione del procedimento. Nel frattempo però si registrano queste due testimonianze in cui non ci sarebbero state contraddizioni. Tra le questioni affrontate, considerate di particolare rilevanza dall’accusa, quella dei rapporti tra i due fratelli e lo zio scomparso. Secondo la ricostruzione accusatoria non erano buoni, questo con particolare riferimento a Giacomo. I due nipoti hanno invece parlato di «gratitudine nei confronti dello zio, che ci aveva insegnato a lavorare e ci consentiva di farlo. Grazie a lui e a nostro padre abbiamo avuto una vita agiata». Descritti invece come «pessimi» i rapporti tra Giuseppe Ghirardini e Mario Bozzoli. Ghiardini era un operaio della Bozzoli e scomparve qualche giorno dopo l’otto ottobre. Il suo corpo senza vita venne ritrovato a Case di Viso, località vicino a Ponte di Legno, nei giorni successivi. Nello stomaco aveva delle esche al cianuro e la procura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Anche questo è stato avocato dalla Procura Generale. Riguarda a questi unghi interrogatori nei prossimi giorni si potranno forse conoscere ulteriori dettagli, approfondimenti. Come quello relativo ai rapporti tra le famiglie di Mario e Adelio, con riferimento alla denuncia presentata il giorno dopo la scomparsa dalla moglie di Mario. «Abbiamo provato amarezza - hanno detto i due fratelli - noi amavamo lo zio, non l’abbiamo ucciso».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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