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18.04.2019

Andreoli elogia la vecchiaia e incanta il pubblico in sala

Va destra Vittorino Andreoli durante il suo intervento a S. Barnaba
Va destra Vittorino Andreoli durante il suo intervento a S. Barnaba

«La giovinezza è imparare a possedere le cose del mondo, la vecchiaia sbarazzarsene». Così Italo Calvino rifletteva sull'ultima tappa della vita da un punto di vista inedito, lontano dalla narrazione che dipinge gli anziani come un peso per la società. Lo stessa fa un altro audace pensatore: Vittorino Andreoli, scrittore e psichiatra ieri al San Barnaba per l'ultimo appuntamento dei «Pomeriggi della medicina». Per l’incontro, intitolato «Invecchiamento attivo. La sfida della longevità», in molti sono rimasti in piedi. ASCOLTANDO si capisce il perché: in un’ora piacevolissima i miti sulla vecchiaia vengono scoperchiati uno a uno. «È assurdo. Dal punto di vista medico la longevità affascina tutti, dopodiché siamo definiti un costo passivo e sarebbe meglio che crepassimo». Nella società persa nel dramma del successo il denaro è l’unica cosa che conta; non valgono la saggezza, il pensiero, il rispetto. Per questo il vecchio (lo scrittore rivendica l’uso della parola) è disprezzato: non produce. Non partecipa al Pil. E perdipiù consuma fondi e risorse. Eppure, come ricorda Andreoli nel suo romanzo «Il rumore delle parole», «Come in un libro, anche nella vita l’ultimo capitolo è il più interessante». «Il rumore delle parole» è la storia di un anziano che riscopre il proprio senso affidando a internet il racconto della sua vita. «Abbiamo bisogno di raccontare la nostra vita. Pensate al piacere di ricordare il passato: non è la malinconia imputata ai vecchi, non è perché non ricordano il presente, ma è la bellezza di incontrarsi attraverso il tempo». Ma se non c’è nessuno ad ascoltare, che senso ha? Il vecchio oggi è abbandonato. E qui interviene la misura ultima della vecchiaia: l’affetto. Il bisogno di riceverlo, la capacità di darlo gratuitamente. Nel corpo rugoso e acciaccato la capacità di amare si fortifica: il vecchio avverte che il tempo non è infinito, così diventa più attivo - non nella motricità, ma negli affetti. «Misurate la vostra vecchiaia dalla capacità di amare, provare pena, aiutare. E tu, giovane, vedi questi vecchi che traballano ma vorrebbero sostenere te, che non traballi. O forse sei tu che traballi di più». •

A.CAS.
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