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14.12.2019

Animali e resistenza antimicrobica Al via due progetti sperimentali

L’intervento della presidente di commissione Simona Tironi
L’intervento della presidente di commissione Simona Tironi

Parte a gennaio la sperimentazione di un anno per contenere la resistenza antimicrobica negli animali selvatici e in quelli di allevamento. Due progetti distinti, che arrivano a seguito dell’accordo firmato ieri dall’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario lombardo (Acss) e l’Istituto Zooprofilattico. La firma dei due direttori degli enti Marco Onofri e Giorgio Varisco è stata apposta sotto l’egida dell’assessore all’agricoltura di Regione Lombardia Fabio Rolfi e della vicepresidente della terza Commissione sanità del Pirellone Simona Tironi. L’approccio, come ha spiegato Varisco, è «one health», ovvero tocca sia l’ambito animale che, in stretta correlazione, quello umano e ambientale, tanto che nelle attività saranno coinvolte anche le Ats e le Asst. «Un modello che parte da Brescia e dalla Lombardia per essere seguito da altre Regioni, come spesso avviene in molti ambiti» ha commentato Tironi. UN PROBLEMA molto serio, quello della resistenza agli antimicrobici, che come ha fatto notare Rolfi, sarà prioritario per i prossimi dieci anni: «Si calcola che una quota tra il 30 e il 50% di batteri e funghi sia ormai resistente, tanto che in Europa si sono registrati 25mila decessi per mancanza di risposta alle cure» ha spiegato l’assessore. La resistenza agli antimicrobici si combatte solo riducendone il consumo. Gli enti si impegneranno quindi a monitorarne l’utilizzo sia per le specie allevate, come suini, bovini e specie aviarie, che nella fauna selvatica. Per cominciare verrà valutato lo stato di salute dei piccoli allevamenti di bovini da latte montani, mentre per la fauna selvatica si sorveglieranno in particolare gli ungulati. Tra le specie selvatiche, quelle più a rischio sono gli onnivori, le bestie che vivono in ambienti contaminati dall’uomo e i carnivori. Lo studio si spera dia risposte sulle modalità di scambio di batteri antimicrobiotico - resistenti tra uomo e animali selvatici. «Negli ultimi cinque anni abbiamo avviato 35 attività di ricerca su queste tematiche – ha spiegato Varisco -. La salute animale è legata a quella umana, l’accordo è un’ottima notizia per la tutela della salute di tutti». «Un serio problema di sanità pubblica, che anche l’Oms ha indicato come prioritario – ha concluso il presidente dell’Istituto Mario Colombo -. Da qui la necessità di un piano d’azione congiunto». •

MI.BO.
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