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06.04.2020 Tags: Brescia

Bambina uccisa da
una pila. La parola
passa all’autopsia

La direzione sanitaria dell’ospedale di Bergamo ha disposto l’autopsia sulla bimba di 3 anni di Calcinato
La direzione sanitaria dell’ospedale di Bergamo ha disposto l’autopsia sulla bimba di 3 anni di Calcinato

Valerio Morabito Sarà l’esito dell'autopsia eseguita sabato a fare a fare piena luce sulla disgrazia costata la vita a Cristina Mira Radulovic, la bimba di tre anni deceduta dopo aver accidentalmente ingoiato una pila. L’esame autoptico è stato disposto come forma di autotutela dalla direzione sanitaria dell’ospedale Papa Giovanni Paolo XXIII di Bergamo, dove la piccola è morta. SI TRATTA DI UN ATTO dovuto, considerato che la procura - e in particolare il pm Fabrizio Gaverini -, non hanno ritenuto necessario aprire un fascicolo. Appaiono del resto già ben delineati i contorni dell’assurdo dramma che si è consumato venerdì a Carobbio degli Angeli dove la vittima, di origine serbe residente nel campo nomadi di Calcinatello, si era trasferita temporaneamente con i genitori. La famiglia di Cristina, ospite di alcuni parenti, si era trasferita nella Bergamasca poco prima dell’esplosione dell’epidemia di coronavirus, ma non appena le misure anti-contagio si fossero allentate sarebbe tornata a Calcinatello dove abitano i nonni e gli zii della piccola. Questo pomeriggio alle 15 la salma sarà benedetta al cimitero di Carobbio degli Angeli, dove sarà inumata in attesa del trasferimento - quando le disposizioni di profilassi legate al Covid-19 lo consentiranno a Calcinato. Un incarico affidato dalla famiglia all’agenzia di onoranze funebri Dea. LA DISGRAZIA è avvenuta in pochi istanti davanti allo sguardo impotente e disperato dei familiari. Cristina Mira Radulovic stava giocando nel soggiorno, quando all’improvviso si è messa in bocca una batteria stilo di quelle utilizzate per alimentare radio e giocattoli. La batteria le è scivolata nell’esofago bloccandole la respirazione e poi è finita nello stomaco, dove l’oggetto e le sostanze nocive le avrebbero provocato lesioni interne fatali. Nonostante i soccorsi la bimba di tre anni è morta poco dopo il ricovero in ospedale. I GENITORI NON si sono subito resi conto che Cristina era diventata cianotica e non respirava. Inizialmente hanno pensato che la loro figlioletta fosse stata colpita da un malore o avesse avuto un rigurgito, ma appena il papà ha visto il vano delle batterie di una radiosveglia aperto e senza pile, ha compreso la portata della disgrazia. In un escalation di disperazione i parenti hanno telefonato al 112: con un ambulanza la bimba è stata trasferita al vicino ospedale Papa Giovanni XXIII. I medici rianimatori della terapia intensiva pediatrica si sono prodigati per salvare la vita di Cristina, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. La fatalità ha giocato un ruolo determinante nella disgrazia: la pila, dopo aver inizialmente soffocato Cristina Mira Radulovic, è scivolata nello stomaco dove ha provocato delle lesioni gravissime. In sostanza la pila le è scivolata nell'esofago bloccandole la respirazione e poi è finita nello stomaco, dove l'oggetto e le sostanze nocive le avrebbero provocato lesioni interne fatali. La direzione sanitaria dell’ospedale ha attivato il protocollo previsto in questi casi disponendo l’autopsia. Dalle prime testimonianze e ricostruzione dei fatti la dinamica appare piuttosto lineare. Sullo sfondo resta un dramma che ha sconvolto le famiglie di nomadi e la comunità di Calcinatello. •

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