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29.11.2020 Tags: Brescia

Bar e ristoranti sono delusi «Si sono dimenticati di noi»

I tavolini dei bar senza clienti
I tavolini dei bar senza clienti

Gridano all’ingiustizia e alla scorrettezza i baristi e ristoratori bresciani: per loro l’ingresso della Lombardia in zona arancione non comporta alcun cambiamento. Delivery e asporto erano, delivery e asporto rimangono. L’unica consolazione? «Un maggior movimento di persone, data l’apertura dei negozi. Ma di certo non basta - è il pensiero di Dorina Lazi, del bar «Tinello» in pieno centro -. Non dormo la notte per trovare nuove soluzioni, per reinventarmi con aperitivi particolari e idee accattivanti. Ma dietro l’asporto c’è anche un investimento non da poco: i contenitori e il packaging hanno un costo elevato e si sommano alle spese fisse e agli adeguamenti anticontagio che abbiamo dovuto sostenere. Siamo il settore più penalizzato, accusato di diffondere il virus, ma come la mettiamo con i trasporti sempre pieni o gli assembramenti al mercato del sabato?». CHIEDONO solo di poter lavorare pur mantenendo le misure di sicurezza e restrizioni: «Siamo d’accordo agli ingressi contingentati, alle limitazioni sui coperti ai tavoli ma non possiamo pagare per i comportamenti sbagliati dei cittadini. Avremmo dovuto riaprire pure noi», sottolinea Giuseppe Cioffi del «Biif» di piazzale Arnaldo. Perché tenere alzata la saracinesca tutti i giorni ha un prezzo e le briciole non bastano: «Una guerra quotidiana, una scelta non commerciale ma di presenza: garantiamo un servizio ai nostri clienti. Ci paghiamo a malapena le bollette e l’affitto. Ci riusciamo perché abbiamo i dipendenti in cassa integrazione. Noi non guadagniamo nulla. Ciò che chiediamo è l’abbattimento dei costi fissi: quest’estate avere il plateatico gratis e ampliato è stata una salvezza che ci ha permesso di ammortizzare il periodo di chiusura. Spero che l’amministrazione confermi quest’opportunità», si augura Raffaele Fabbrocino della pizzeria «Il vicolo Corto», a due passi dal Duomo. Ma i mesi passano e si continua a navigare a vista e del domani non v’è certezza: «L’instabilità in cui viviamo fa paura. Non sapere se potremo aprire e per quanto tempo destabilizza. Sembra non ci sia consapevolezza al Governo del lavoro che c’è dietro a un’attività di ristorazione. Permetterci di aprire solo due settimane prima di Natale per poi richiudere non ha senso: vorrebbe dire acquistare merce e poi buttarla - spiega Carmine Pasquariello del bar ristorante “Pasquariello - Il gusto Italiano” -. Il contentino non lo vogliamo, è solo una spesa da evitare». •

M.GIA.
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