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29.11.2020 Tags: Brescia

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arancione. E Brescia
riaccende le vetrine dei negozi

Sulla vetrina di un negozio l’annuncio della riapertura
Sulla vetrina di un negozio l’annuncio della riapertura

Sono trascorsi ventitré giorni dall'ingresso in zona rossa. Più di tre settimane in cui Brescia e la Lombardia sono ripiombate nel vortice del lockdown. Meno oppressivo ma non per questo meno tormentato. Una sofferenza e una disperazione respirata non solo tra le corsie degli ospedali e nelle famiglie bresciane che giorno dopo giorno piangono i loro cari, ma anche tra i vicoli della città avvolti nel silenzio e costretti a dire addio all’alacrità di un popolo abituato a lavorare senza sosta. Tantissime le attività che si sono dovute fermare (102 mila in tutta la regione) per dare una sterzata alla curva dei contagi. E insieme alla perdita di amici e familiari, sconfitti dal virus, si continua a piangere la fine di molti negozi e la difficoltà economica di altri. L’INTERA provincia ha pagato un prezzo davvero caro, in termini di vite umane, durante la prima ondata. Molto meno questa volta: il rispetto delle regole di buona parte dei cittadini ha aiutato ad evitare una nuova strage. Ma tant’è: tingersi di rosso lo scorso 6 novembre è stato inevitabile, ma da oggi quel colore si è sbiadito, diventando arancione. Ancora molte le limitazioni negli spostamenti con il divieto di uscire dal proprio Comune se non per validi motivi, centri commerciali off-limits nel weekend (aperti solo i negozi indispensabili) e confermata l’impossibilità di bere un caffè seduti ai tavolini di un bar o di pranzare in un ristorante, mantenuto solo delivery e asporto. Ma intanto ieri, complice l’aria natalizia con le luminarie accese fin dalle prime ore del pomeriggio, il centro storico di Brescia è parso vivacizzarsi. Persone a passeggio, nonostante le vetrine ancora spente, anticipando di qualche ora l’ambita «fascia arancio». Ma forse si poteva aprire già ieri. A sostenerlo Carlo Massoletti presidente di Confcommercio Brescia: «Perdere una giornata così importante per i negozianti è assurdo, soprattutto se la causa è da ricondurre alla burocrazia italiana e alla firma di un documento. Ma per i commercianti fa la differenza. Il mio pensiero va ai bar e ai ristoranti, ancora una volta vittime di una cautela, forse eccessiva, della politica e di una errata visione del problema- sottolinea -. I dati lo testimoniano: i contagi hanno ripreso a salire a settembre in concomitanza con il ritorno a scuola e con i trasporti colmi di studenti. Spero quindi che la didattica a distanza venga mantenuta almeno fino all’Epifania e che ci sia un ulteriore cambiamento per permettere a tutti di poter lavorare con le dovute precauzioni, in un periodo dell’anno fondamentale per il commercio e gli esercizi pubblici». UNA «PROMOZIONE» in zona gialla invocato a più riprese anche da Stefano Boni, direttore generale di Confesercenti della Lombardia Orientale. «Se avessimo guardato all’andamento dell’epidemia, Brescia avrebbe potuto godere da sempre della totale apertura» tuona Boni criticando «le modalità del Governo sempre più inadeguate nel comunicare le decisioni prese, con estremi ritardi nel pubblicare l’ordinanza». Ma i negozianti sono pronti a ripartire. Per giorni, da dietro le porte chiuse, si sono dati da fare per arrivare preparati a questo momento. «Ci riappropriamo della nostra dignità professionale - ammette Francesca Guzzardi, leader del Consorzio Brescia Centro -. Ora cerchiamo di salvare una stagione invernale mai iniziata, lo faremo con i dovuti accorgimenti: è vietato cantar vittoria». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
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