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18.04.2019

Bonifica ex Selca,
chiesti 5 rinvii
a giudizio

L’impianto di Forno Allione dove operava la Selca. Chiesti 5 rinvii a giudizio per le mancate bonifiche
L’impianto di Forno Allione dove operava la Selca. Chiesti 5 rinvii a giudizio per le mancate bonifiche

Rinvio a giudizio per tutti per la mancata bonifica di 23mila metri cubi di celle elettrolitiche arrivate dall’Australia, assoluzione per intervenuta prescrizione invece per il reato di traffico di rifiuti. Queste le richieste avanzate dal pubblico ministero Mauro Leo Tenaglia nel corso della discussione del processo «Selca bis», il procedimento penale che vede alla sbarra 5 persone per una serie di reati ambientali che sarebbero stati commessi nell’area produttiva di Berzo Demo l’azienda fallita nel 2010 dove i rifiuti venivano trattati e trasformati in materiale, ricarburante, rivenduto a cementifici o acciaierie.

DAVANTI al gip Giulia Costantino sono finiti Flavio Bettoni, uno dei proprietari dell’azienda e presidente del consiglio di amministrazione della ex Selca dal 2007 al 2010, Piergiorgio Bosio, amministratore unico della società dal 1997 al 2007, Ettore Vacchina, procuratore speciale, Michele Carta Mantiglia, consigliere delegato dal 2007 alla data del fallimento dell’azienda, e Giacomo Ducoli, il curatore fallimentare dell’azienda. Per quel materiale arrivato dall'Australia e rimasti bloccati all’interno del perimetro aziendale, Flavio Bettoni è già stato assolto (la sentenza è diventata definitiva nei mesi scorsi dopo essere stata confermata in Appello) insieme al fratello Ivano dall’accusa di traffico internazionale di rifiuti. Lo stesso reato è stato contestato anche in questo nuovo filone dell’inchiesta. Le difese di Bosio, Bettoni, Vacchina e Carta Mantiglia hanno chiesto il proscioglimento da tutte le accuse. Il processo è stato aggiornato al prossimo 22 maggio quando la difesa di Giacomo Ducoli chiuderà la discussione e quindi il gip si ritirerà in camera di consiglio per poi uscire con la sentenza. Sulla decisione del giudice potrebbe pesare la sentenza del Consiglio di Stato che a dicembre del 2017 aveva stabilito come non fosse compito del curatore fallimentare mettere mano al portafoglio per bonificare la falda contaminata con ferro e fluoruri. «Chi inquina paga», il principio sostenuto dai giudici che avevano ribaltato la decisione dei loro colleghi del Tar che nel maggio dell’anno prima avevano stabilito come Flavio Bettoni, Piergiorgio Bosio, Ettore Vacchina e il curatore fallimentare Giacomo Ducoli fossero i responsabili dell’inquinamento della ex Selca e che i quattro professionisti dovessero provvedere alla bonifica del sito. La lunga battaglia, penale e civile, nelle prossime settimane potrebbe dunque avviarsi alla conclusione.

NEL FRATTEMPO procede il percorso che dovrebbe condurre alla ripresa produttiva dell’area dell’ex Selca. La Lucchini Rs di Lovere si è infatti aggiudicata il bando per la locazione degli immobili dell’azienda. Un investimento che supera i 20 milioni di euro e che dovrebbe riportare nella valle circa 90 posti di lavoro. Tra i primissimi interventi che dovranno essere messi in cantiere ci sarà inevitabilmente quello della bonifica dell’areagli interventi. «È andato a posto il primo tassello di un progetto comprensoriale al quale stanno lavorando tutti gli enti in quanto consapevoli dell’importante obbiettivo che garantirà», il commento del sindaco Giovan Battista Bernardi. La Lucchini ora dovrà perfezionare l’acquisizione delle aree dalla curatela fallimentare della Selca e poi sottoscrivere l’accordo di programma con gli enti comprensoriali.

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Paolo Cittadini
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