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24.01.2020

Brescia, cresce
la qualità della
vita con A2A

Da sinistra Saccone, Pagnoncelli, Cerasa, Del Bono, Massetti e Ciafani iei in Salone Vanvitelliano  FOTOLIVE
Da sinistra Saccone, Pagnoncelli, Cerasa, Del Bono, Massetti e Ciafani iei in Salone Vanvitelliano FOTOLIVE

A2A tasta il polso del gradimento dei suoi servizi tra i bresciani. E trova una risposta positiva. La stessa che trova la città in termini di qualità della vita. Brescia legata a doppio filo per il finanziamento del proprio welfare ad A2A. E la categoria della qualità della vita a sua volta legata a quella della qualità dei servizi. Tutto si tiene nel sistema Brescia-A2A. E lo dicono i risultati del sondaggio firmato da Ipsos, ed esposti dal presidente della società demoscopica Nando Pagnoncelli. Ipsos ha misurato il «sentiment» della popolazione, che è molto più alto della media nazionale. Se gli italiani soddisfatti della qualità della vita sono il 63 per cento, a Brescia sono l’83 per cento. Venti punti sopra. Di più: negli ultimi cinque anni questa soddisfazione è andata crescendo: nel 2014 era del 78 per cento. Per dirla in altro modo: ogni dieci bresciani ce n’è uno che scapperebbe. Come ha detto Pagnoncelli, qui non c’è traccia di quell’effetto nostalgia che è sempre più diffuso: «Si è bloccato l’ascensore sociale, si è preoccupati per i figli eccetera». A Brescia pare di no, almeno per un abitante su tre le cose nella zona dove vive sono perfino in miglioramento. E che migliorassero nel 2014 neppure due bresciani su dieci lo pensavano. A SPINGERE questo trend contribuiscono alcuni driver: la raccolta differenziata dei rifiuti, ad esempio, soddisfa il 46 per cento dei concittadini ed è una percentuale che cresce; cresce di conseguenza anche la pulizia urbana e il decoro. Tutto fa qualità della vita: gli spazi verdi, l’offerta culturale e sociale, sì anche l’illuminazione urbana, che per il 60 per cento merita un voto tra l’8 e il 10. Zoppicano, come si può immaginare, le voci dell’inquinamento del suolo e dell’aria. Il tema dell’ambiente interessa i bresciani. Più della metà si dichiara informato, ma questa è anche l’unica domanda che aveva avuto una risposta migliore qualche anno fa: nel 2016 i bresciani erano più informati. Positivo il feedback anche per i servizi di A2A: il voto medio attribuito al ciclo idrico è 7,5 e 8 bresciani su 10 sono soddisfatti dell’acqua che esce dai rubinetti. Anche il termovalorizzatore riscuote più favore: il 64 per cento gli attribuiscono merito nello smaltimento dei rifiuti e per il teleriscaldamento. Quasi tutti lo considerano efficiente, infatti, e all’avanguardia. Uno su due pensa che le emissioni siano più pulite rispetto a quanto ammesso dalle normative europee. Brava A2A? Sì, lo pensano due intervistati su tre. Attorno a questi dati hanno ragionato - moderati dal direttore del Foglio, Claudio Cerasa - il sindaco Emilio Del Bono, il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, il presidente di Confartigianato, Eugenio Massetti e il direttore di Camera di Commercio, Roberto Saccone. Ciafani è stato critico con una parte del mondo ambientalista. Citando Greta, ha invitato a seguire la scienza. Il che si traduce nel far propria la logica che la produzione più pulita sostituisce quella meno: «Non si può non volere la discarica e anche l’impianto di smaltimento». Del Bono ha spiegato come innovazione e sostenibilità siano linguaggi che molti Comuni parlano correntemente: «Le città, i sindaci trainano l’Italia, ma non trovano al loro fianco organismi più grandi, come Stato e Regione». Pensa alla mobilità, il sindaco: «Saremo costretti a ridurre gli investimenti nel trasporto pubblico se Stato e Regione non contribuiscono stabilmente». Per Saccone il discorso è semplice: «Ci penserà il mercato, il legislatore, il consumatore a punire le imprese che non investono sostenibilità». E Massetti ricorda che 22mila imprese bresciane investono nell’economia circolare e il 63 per cento sono artigiane . • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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