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11.11.2019

Bresciani a Berlino contro ogni muro

Il gruppo dei ragazzi bresciani presenti in questi giorni a Berlino
Il gruppo dei ragazzi bresciani presenti in questi giorni a Berlino

Irene Panighetti BERLINO Sono di nuovo a casa i bresciani che hanno partecipato alle celebrazioni berlinesi organizzate in occasione del trentennale dell’abbattimento del muro: un evento storico ricordato in tutto il mondo, Brescia inclusa, ma che a Berlino ha avuto sicuramente il momento più coinvolgente e sentito. Il progetto bresciano «Breaking Wall. La ricostruzione dei muri e la visione dei giovani europei» che ha portato nella capitale tedesca i giovani segnalati da ciascun consiglio di quartiere della nostra città si poneva proprio l’obiettivo di far vivere in prima persona, di far calpestare direttamente quelle strade che sono state protagoniste di un pezzo importante di Storia. Tornano tutti con più consapevolezza, sia i più giovani che magari prima di questo viaggio non avevano mai approfondito la vicenda della Guerra Fredda, sia i meno giovani, cioè gli accompagnatori della cooperativa Il Calabrone che ha organizzato il viaggio in collaborazione con l’Assessorato alle politiche giovanili del Comune. «Il mio bagaglio si è arricchito di qualche conoscenza in più» conferma Chiara Agliardi, 20 anni, così come Elena Magrini che tuttavia sente il bisogno «di approfondire il back ground sociale e culturale che sta dietro ai fatti storici». Leonardo Malè, 19 anni, invece porta a casa un «di più emozionale: il fatto di essere alla festa del 9 novembre con migliaia di tedeschi mi ha permesso di entrare in empatia con loro»; anche Giovanni Riviera, 21 anni, ha percepito «la condivisione di sentire che sabato univa la folla alla porta di Brandeburgo». UNA FOLLA, quella che ha riempito Berlino la scorsa settimana che ha partecipato alle iniziative e ha visitato i luoghi simbolo della divisione tra est e ovest ma che forse «ha seguito il canale della narrazione unica, cioè che ad est tutto era negativo – riflette il presidente del Calabrone Alessandro Augelli – ho avuto l’impressione che queste celebrazioni siano state pensate per banalizzare ciò che non era occidentale e così facendo, prendendo in giro i valori del socialismo, hanno esorcizzato una critica al capitalismo che oggi non può non esserci». Anche Anna Frattini, un’altra degli adulti del gruppo, ha notato questo aspetto di «negazione dei valori che ad est c’erano: anche se il sistema non ha funzionato l’idealità era alta». Ma queste riflessioni provengono da chi ha già, per età o esperienze, sviluppato pensieri e azioni culturali e politiche, mentre i più giovani del gruppo hanno avuto la percezione che il crollo del modello dell’est sia stato un evento totalmente positivo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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