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15.11.2019

Bufera sugli incontri del Ctb «Troppi fascisti, ci ripensino»

Gabriele D’Annunzio
Gabriele D’Annunzio

Al teatro Sociale si terranno a breve quattro conferenze-spettacolo su altrettanti personaggi «che hanno fatto la storia della città e dell’Italia». Fin qui tutto bene, il problema sono i nomi scelti: Giuseppe Zanardelli, Paolo VI, Augusto Turati e Gabriele D’Annunzio (il massone, il santo, il fascista e il Vate). Il sacro, con un profano in stra-odore di fascismo e massoneria. Su Facebook don Fabio Corazzina è andato giù piatto: «Sconcertato». «Not in my name» ha scritto. «Unire Paolo VI, il santo, a un massone, un fascista anticlericale squadrista e un vate (anche lui fascista) - ha precisato - mi sembra in questo tempo difficile e di sdoganamento di fascismo un errore grave». Duro anche riguardo alla presenza in qualità di promotore, accanto al Ctb, del Centro studi Rsi (Repubblica Sociale Italiana). Molti i commenti pro-Corazzina: da «come si può arrivare a tanto» a «non posso crederci: c’è anche il Comune (tra gli sponsor ndr)». ABBIAMO POSTO la polemica all’attenzione di alcuni bresciani che fanno o hanno fatto politica, e che per ragioni biografiche si possono considerare una sorta di stake holders. L’ex sindaco Paolo Corsini è anche storico: «Nessuna obiezione su Zanardelli e Paolo VI, nè su relatori come Emilio Gentile e Andrea Riccardi, i più autorevoli nel loro campo». Perplesso invece su altro: «D’Annunzio è figura di grande rilievo, ma non rispetto alla storia della nostra città. E se si deve parlare di lui non si può non invitare Pietro Gibellini». Quanto a Turati, io che ho scritto un libro su di lui, non sento il bisogno di tornare a quella figura. Fermo restando che per Gentile ho enorme stima, come del massimo studioso del Fascismo, gli avrei chiesto piuttosto di parlare di un tema attuale: se in questi tempi siamo in presenza di un ritorno al fascismo o del fascismo, o di parlare della Rsi, un periodo storico che è necessario studiare». Corsini non ha nulla da dire sul valore di studioso di Roberto Chiarini, ma invece del Centro studi Rsi avrebbe visto meglio tra i promotori altre fondazioni o Università. Critica sull’impostazione dell’iniziativa anche Donaletta Albini, capogruppo della Sinistra in Loggia: «Mi pare un rivisitare la storia di Brescia attraverso figure che non la rappresentano. Vero che la storia va conosciuta per quello che è, ma è una chiave sbagliata fare emergere figure come Turati e il Vate. Brescia non è fascista, quella è una storia cancellata». Per Roberto Cammarata, docente e presidente del Consiglio comunale, chi critica non ha ben compreso l’operazione: «Sono solo i primi 4 incontri, ce ne saranno altri. E comunque non ha senso fare la storia solo con le figure gradite. La storia o la si fa tutta o non la si fa, e la si fa si raccontano anche i personaggi scomodi». Aldo Rebecchi presiede la Fondazione Micheletti, che le iniziative sulla storia del Novecento le ha nel Dna: «La storia è storia - dice - . La Fondazione Micheletti fa storia a 360 gradi, senza preclusioni. Certo, la storia di Brescia non si riduce a questi quattro, nello scegliere i prossimi protagonisti occorrerà equilibrio. Non farei polemiche pretestuose, sono state figure rilevanti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.B.
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