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23.02.2020

Caffaro, docufilm racconta la ferita aperta nella città

Lo stabilimento della Caffaro in via Milano a Brescia
Lo stabilimento della Caffaro in via Milano a Brescia

Cinque aprile 2013, portico di palazzo Loggia. Nicola Gallizioli, allora esponente di spicco della Lega Nord in Consiglio comunale, è incalzato dai genitori della Deledda determinati a sapere giorno e ora in cui comincerà la bonifica del giardino della scuola. E lui gioca il ruolo del «negazionista» sui danni del Pcb Caffaro sulla salute. PARTONO da quel giorno i 50 minuti del docufilm «Io non faccio finta di niente» della giornalista varesina Rosy Battaglia e proiettato ieri all’Istituto Razzetti di via Milano con il contorno di un convegno a cui hanno partecipato il tecnico della prevenzione Marco Caldiroli, Marino Ruzzenenti che porta il caso Caffaro alla ribalta nazionale con il suo «librone» da 600 pagine del 2001, l’avvocato Veronica Gaffuri e la stessa Battaglia. Per quasi un’ora sullo schermo si susseguono le immagini di un lustro abbondante di lotte ambientaliste, in particolare del Tavolo basta veleni, con molti dei protagonisti in sala. Si torna indietro al febbraio 2013 ai giardini di via Nullo, sfila Pierino Antonioli che già da una decina d’anni vede il latte delle sue mucche analizzato da Arpa. Le proteste si allargano alle discariche che per altri versi avvelenano l’ambiente bresciano. Il 30 aprile dello stesso anno la tensione esplode a Chiesanuova e i genitori dopo 5 anni occupano l’edificio scolastico. È un esercizio della memoria per arrivare a un presente che non lascia molto più sereni. Caldiroli ha fatto le pulci al Pob (Piano operativo di bonifica) del sito industriale. Sorride un po’ quando constata che parte del sito sarà bonificato e parte messo in sicurezza, ma «almeno si fa un parco pubblico». E comunque «se l’obiettivo non è arrivare sotto la soglia di contaminazione – aggiunge -, resta da capire se i livelli saranno tollerabili per lavoratori e residenti». Quindi vanno bene i «corposi» rilievi di Arpa, anche se i tempi si allungano. Infine, tocca a Ruzzenenti riannodare le fila dal 2001, fino a oggi e alla pantomima di Basta Veleni sulla «Ordinanza del cavolo» del sindaco. •

MI.VA.
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