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20.01.2020

Caffaro, si apre la fase
decisiva. Ordinanza:
è ancora polemica

Uno dei capannoni sequestrati nell’area dello stabilimento Caffaro per cattiva conservazione dei rifiuti
Uno dei capannoni sequestrati nell’area dello stabilimento Caffaro per cattiva conservazione dei rifiuti

Sono giorni decisivi per l’iter che dovrebbe portare, entro fine febbraio, all’approvazione del Piano operativo di bonifica dell’area che ospita lo stabilimento Caffaro. Tutto è fermo infatti in attesa delle osservazioni dell’Arpa sulle modifiche richieste al Pob, che sono state inviate a fine novembre. Quando arriveranno potrà finalmente essere convocata la Conferenza dei servizi decisoria per l’ok definitivo, a cui seguiranno la progettazione esecutiva e le gare d’appalto, con la speranza di avviare i lavori entro la metà dell’anno prossimo. Che Arpa dia il via libera, non è scontato. Sono state infatti diverse le criticità sollevate a partire dalla necessità di un piano di indagini più approfondito. Piano che, in risposta ai rilievi, la società vincitrice del bando europeo di progettazione ha puntualmente rielaborato definendo l’ubicazione dei punti di indagine, la tipologia e il criterio di campionamento. Implementazioni sono state previste anche sull’impianto per la Messa in sicurezza permanente del terreno e dei detriti derivanti dall’attività di demolizione degli edifici, sono state riviste le modalità di collaudo nonché l’iter autorizzativo per gli impianti di bonifica, con una definizione più precisa dello stesso. Un lavoro importante, alla cui valutazione l’Agenzia applicherà tuttavia maggior cautela anche alla luce dei recenti sequestri di porzioni dell’area che ospita lo stabilimento dopo il rinvenimento di cisterne che perdevano cromo, perdite di mercurio e rifiuti pericolosi non correttamente smaltiti. A tal proposito, Caffaro Chimica ha tempo fino a lunedì 27 per depositare il piano di rimozione dei rifiuti rivenuti nei fusti abbandonati nell’area ex produttiva, prima che scatti la denuncia penale. NEL FRATTEMPO, non si placano le polemiche sull’ultima versione dell’ordinanza che, sulla scorta delle indagini Ats, «apre» alla coltivazione di alcune specie vegetali negli orti privati dell’area inquinata. La Loggia l’ha integrata inserendo alcune precauzioni, come l’obbligo dell’utilizzo di guanti e del lavaggio delle verdure prima del consumo. Ma restano perplessità. Il presidente dell’Isde Medici per l’Ambiente Celestino Panizza ricorda in una lettera che il provvedimento non rispetta la normativa poiché «non è stata neppure fatta la valutazione del rischio prevista dal regolamento relativo agli interventi di bonifica delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento» mentre Guido Menapace, comitato Brescia Sud, torna a chiedere che vengano resi pubblici gli esiti delle caratterizzazioni dei parchi gialli «attesi da 14 mesi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Natalia Danesi
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