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27.02.2020

Caffaro, si complica
l’iter della bonifica
Il Pob ora è a rischio

I serbatoi dello stabilimento Caffaro. Strada in salita per l’approvazione del Piano di bonificaTecnici dell’Arpa alla Caffaro. L’Agenzia ha chiesto ancora una settimana di tempo per completare la relazione con i risultati dei carotaggi
I serbatoi dello stabilimento Caffaro. Strada in salita per l’approvazione del Piano di bonificaTecnici dell’Arpa alla Caffaro. L’Agenzia ha chiesto ancora una settimana di tempo per completare la relazione con i risultati dei carotaggi

Paolo Cittadini Natalia Danesi L'Arpa ha chiesto ancora qualche giorno di tempo (una settimana il periodo anticipato telefonicamente dall’Agenzia alla Procura) per completare la relazione con i risultati dei carotaggi disposti dalla Procura di Brescia per valutare il livello di penetrazione del mercurio - è fuoriuscito da quattro cisterne - e del cromo - era quello presente in un capannone per la lavorazione del cloro soda - nel terreno sottostante allo stabilimento Caffaro di via Milano. Bisognerà attendere almeno la prima settimana di marzo per avere una fotografia, la più chiara possibile si spera, di ciò che le sostanze inquinanti possono avere provocato nel sottosuolo del complesso industriale. Due i fascicoli aperti in procura, uno per ciascun tipo di inquinante pericoloso individuato. Per la questione legata al percolamento del mercurio sono finiti nel registro degli indagati: Roberto Moreni, commissario straordinario del sito d’interesse nazionale, Marco Cappelletto, commissario liquidatore Snia Caffaro, Fabrizio Pea, liquidatore nella prima amministrazione straordinaria, e Alfiero Marinelli, delegato per l’ambiente e la sicurezza. Per il presunto caso di inquinamento da cromo esavalente sono invece stati iscritti nel registro degli indagati i vertici di Caffaro Brescia (la società che dirige le attività industriali): Donato Todisco, proprietario di Caffaro Brescia, l’amministratore delegato Alessandro Quadrelli, il direttore generale Alessandro Francesconi e il direttore dello stabilimento di via Milano Vitantonio Balacco. I TEMPI si stanno allungando anche per l’approvazione del Pob, il Piano operativo di bonifica. Il ministero dell’Ambiente aveva garantito che il via libera sarebbe arrivato entro la fine del mese di febbraio, così come la nuova firma all’Accordo di programma che definisce tempi, competenze e risorse. Ma è ormai praticamente certo che ciò non avverrà. Servono almeno due settimane di preavviso, infatti, per la convocazione della Conferenza dei servizi decisoria tra gli enti, l’ultimo passaggio che manca, e non c’è ancora una data. A mettere in crisi un iter ormai avviato sono state le osservazioni dell’Arpa locale (21 richieste di integrazioni e puntualizzazioni) sulle modifiche richieste e apportate da Aecom, la società vincitrice del bando europeo di progettazione, al Pob. «Siamo in una fase interlocutoria», si limita a commentare il commissario Moreni. Il parere dell’Agenzia avrebbe messo in difficoltà il Ministero, anche perché divergente in più di un punto con quello dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Le criticità si possono riassumere in due macro capitoli. Da una parte, il tema dello smaltimento delle macerie sporche. Dall’altra, l’Arpa avrebbe avanzato tutta una serie di perplessità dal punto di vista procedurale. Osservazioni che, se accolte, potrebbero mettere in forse lo stesso progetto, o comunque determinerebbero un quadro di estrema incertezza. In estrema sintesi, prima di delineare nei dettagli il piano, per l’Agenzia è necessario che siano terminate le operazioni di demolizione, effettuati gli oltre 120 campionamenti previsti sull’area oggetto di bonifica ed approfonditi i risultati per poi sottoporre il progetto ad un’ulteriore approvazione. I tempi rischierebbero così di dilatarsi di molto. Si tratta probabilmente di una strategia estremamente cautelativa che l’Arpa ha scelto dopo che la situazione dell’area che ospita lo stabilimento è finita nel mirino della Procura. DA BRESCIA è partita negli scorsi giorni una lettera del commissario e di Aecom con le controdeduzioni a queste osservazioni. A Roma si sta lavorando per cercare di armonizzare i pareri in modo da arrivare all’approvazione del Piano operativo di bonifica con una visione unitaria. Il rischio, se si va troppo per le lunghe, è di non riuscire più a cantierizzare le opere entro l’anno prossimo, e di perdere i fondi strutturali europei, 35 milioni per i quali è prevista una scadenza precisa. Non solo. Sullo sfondo non manca anche il timore che Caffaro Brescia che attualmente lavora nello stabilimento, prima o poi, ufficializzi il trasloco lasciando scoperte le operazioni di pompaggio dell’acqua che attualmente mantengono in sicurezza la falda. Nei prossimi giorni i parlamentari bresciani potrebbero essere chiamati ad uno sforzo comune per sollecitare il ministero ad una veloce decisione. •

Paolo Cittadini Natalia Danesi
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