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14.02.2020

Calci, pugni e bastonate
in casa: «Padre
padrone» in tribunale

Maltrattamenti in famiglia: un uomo di Calvisano è finito a processo
Maltrattamenti in famiglia: un uomo di Calvisano è finito a processo

Gli insulti, talvolta pesantissimi, per la compagna e la figlia erano all'ordine del giorno; le sberle insieme ai pugni e ai calci arrivavano invece per un nonnulla. E poi c'erano le richieste alla compagna di rapporti sessuali anche con sconosciuti e gli approcci volgari e spinti nei confronti dell'amica della figlia che spesso si fermava a dormire a casa loro. A comportarsi da padre padrone verso le «sue» donne era un quarantenne di Calvisano che ora si trova a processo accusato di maltrattamenti in famiglia, adescamento di minori, violenza sessuale aggravata dall'avere coinvolto una persona con alcuni disturbi psicologici. I fatti contestati sarebbero accaduti tra il 2015 e l'estate del 2016 quando la figlia del 40enne non ha deciso di ribellarsi alla prepotenza del genitore e si è rivolta ai carabinieri del paese della Bassa dopo che il padre con la propria autovettura l'avrebbe pedinata fingendo una volta addirittura di volerla investire. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il quarantenne avrebbe convinto un uomo del paese (a fine marzo sarà giudicato con il rito abbreviato per violenza) a partecipare a incontri a luci rossi con la compagna costretta, così pensano gli inquirenti, a soddisfare i suoi appetiti. Violenza e intimidazione erano all'ordine del giorno. «OGNI VOLTA che qualcosa non gli andava alzava le mani – ha spiegato in aula la sorella della compagna dell'uomo –. È successo anche quando mia sorella era incinta. Un giorno quando mia nipote (la figlia dell'imputato è da poco maggiorenne) aveva forse 5 anni l'ha colpita con una ciabatta, strattonata per i capelli e quindi gettata sul divano e presa a pugni solo perché era in cortile a giocare con me e non era tornata immediatamente in casa. Una volta a mia sorella ha addirittura puntato un coltello alla gola solo perché la pasta non era come voleva lui». E poi ci sarebbero stati gli approcci con l'amica, allora poco più che quattordicenne, della figlia. «Lui dormiva in una stanza al piano terra e via messaggi mi chiedeva di raggiungerlo – ha raccontato, non senza difficoltà e dolore, la giovane oggi maggiorenne. – Mi mandava note vocali piene di riferimenti sessuali e ricordo che una volta mi ha spedito una fotografia in cui era completamente nudo. A volte ho chiesto a sua figlia di rispondergli perché proprio non sapevo come comportarmi. A casa mia non ho potuto mai dire nulla perché mi vergognavo». Il processo è stato aggiornato al prossimo 7 aprile quando compariranno gli ultimi 5 testimoni della difesa. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Cittadini
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