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28.11.2020 Tags: Brescia

Calini, studenti «anti Dad» ancora in strada

I quattro banchi posizionati fuori dall’istituto Calini di BresciaUna protesta condivisa dal movimento «School for the future»
I quattro banchi posizionati fuori dall’istituto Calini di BresciaUna protesta condivisa dal movimento «School for the future»

Secondo venerdì di protesta davanti al liceo Calini di Brescia da parte di alcuni studenti, esausti dalla didattica a distanza (Dad), che vorrebbero tornare in classe al più presto e che si riallacciano al movimento nazionale «School for future». IERI ALTRI quattro studenti, diversi dai quattro dello scorso venerdì, hanno portato avanti quello che il preside dell’istituto Marco Tarolli ha definito un «gesto di educazione civica pechè crea dibattito; è una richiesta di attenzione per non essere invisibili: non sono i ragazzi ad avere la responsabilità sociale di dover decidere se riaprire a dicembre o dopo le vacanze natalizie. Loro ci stanno dicendo che la dad non va bene e che è una pezza che nasconde molte criticità, non da ultimo il fatto che gli studenti stanno diventando dei ritirati sociali». Il preside sostiene l’ iniziativa per il valore pedagogico-simbolico che ha: «Non significa che vogliamo entrare in classe domani e al 100 per cento, sappiamo che non è possibile, ma serve continuare a discutere e a pensare come fare per tornare il prima possibile». Concorda Gianluca Pisa, rappresentante di istituto: «Essere di nuovo nelle aule l’8 dicembre rifletterebbe i nostri desideri, però siamo consapevoli che ciò non deve gravare sulla situazione già precaria e critica: riaprire le scuole senza intervenire sulle cause per le quali sono state chiuse sarebbe a dir poco inutile; essenziale è risolvere prima la questione trasporti». CONVINTO della necessità di risolvere i problemi in maniera organica è pure Michele Paradisi, davanti a scuola «per dimostrare al governo e alle altre istituzioni che anche noi studenti contiamo e dobbiamo essere presi in considerazione per le prossime decisioni – ha dichiarato - la dad non è scuola: non garantisce il diritto allo studio allo stesso livello della didattica in presenza. Innanzitutto le ore di lezione sono di meno, si lavora peggio perché manca il confronto sia con gli insegnanti sia tra noi studenti. In più ci sono i problemi di connessione che molti studenti hanno, i quali rendono molto difficile seguire la lezione; uno studente su 10 non partecipa alle lezioni a casa. Senza scuola si condannano alla strada molti ragazzi che vivono realtà molto difficili, dato che se non c'è la scuola, quella è l'unica alternativa che hanno. Secondo me bisogna riaprire le scuole quanto prima possibile garantendo non solo la sicurezza a scuola ma anche sui trasporti e attraverso i comportamenti responsabili di noi studenti. Mi sorprende che per molti sia più importante riaprire le piste da sci ed altre attività commerciali prima delle scuole. A meno - conclude Michele Paradisi in modo provocatorio - avere giovani sempre più ignoranti e meno preparati serva a chi vuole governare senza nessun controllo. Almeno avranno degli ignoranti ma che sanno sciare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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