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25.03.2020 Tags: Brescia

Cani e gatti, le
scorte di cibo
ridotte all’osso

Nei canili-rifugio di città e provincia  le scorte di cibo scarseggiano
Nei canili-rifugio di città e provincia le scorte di cibo scarseggiano

Cinzia Rebomi «Abbiamo bisogno di tutto: cibo per i nostri animali soprattutto, ma anche disinfettanti, medicine, sabbia per gatti...». L’appello arriva dai volontari dei canili rifugio bresciani, che devono loro malgrado fare i conti con l’emergenza Coronavirus. Nessun aumento di abbandoni, per fortuna, e le richieste di ricovero temporaneo per cani rimasti soli per il ricovero ospedaliero o la morte dei padroni, o in quarantena obbligatoria, si contano sulle dita di una mano. Evidentemente la catena della solidarietà funziona, con familiari o vicini di casa che si prendono cura dei quattrozampe. NONOSTANTE la nostra provincia sia l'epicentro del contagio, circostanza che spingerebbe a trascurare aspetti secondari, Brescia si conferma petcare. «Grazie alla corretta informazione da parte del ministero della Salute, fin dall’inizio era chiaramente indicato che gli animali domestici non sono portatori per l'uomo di Coronavirus - spiega Gianluca Felicetti, presidente nazionale della Lav -. Questo ci ha aiutato ad evitare crisi di panico o abbandoni sull'onda di una presunzione che per fortuna non c'è. Anzi, questo è il periodo migliore per far capire che il cane è parte della famiglia, un “animale familiare” più che animale domestico». I PROBLEMI REALI, secondo le associazioni che si occupano a Brescia di cani e gatti, sono altri. «Le adozioni al momento sono bloccate per decreto - spiega Flavio Fisogni dell’Atar Odv Brescia -, e questo rallenta quella che è la nostra missione principale, vale a dire trovare una casa ai cuccioli abbandonati». Attualmente il rifugio, che si trova nel Parco del Mella, dietro l’Ortomercato, ospita una cinquantina di cani e trenta gatti e viene quotidianamente «presidiato» da 4 volontari. Le misure introdotte per fronteggiare l’emergenza Coronavirus non sono un ostacolo per i volontari che possono continuare ad assicurare cibo e cure agli animali senza famiglia, a patto di munirsi di autocertificazione per gli spostamenti e di rispettare le norme igienico sanitarie. «La squadra è stata necessariamente ridimensionata - spiega Fisogni -. Abbiamo attivato fin dall’inizio tutte le procedure necessarie: usiamo guanti, mascherine e disinfettanti, manteniamo le distanze di sicurezza sia all’aperto che al chiuso, dove non può stare più di una persona per volta. Ci siamo preoccupati soprattutto di affidare qualche cane in stallo, a casa dei nostri volontari, per liberare i box in caso di emergenza, per chi è malato e non può accudire il cane o il gatto. Ma ad oggi non è arrivata nessuna richiesta, nonostante le nostre previsioni». L’emergenza contingente, secondo Fisogni, «è quella di procurare il cibo ed ogni altro bene necessario per il sostentamento e la cura degli animali. Le persone non possono portare il loro contributo direttamente al rifugio, e allora ho deciso di lanciare un appello: io abito a Nave, e ho chiesto l’aiuto di chi abita sul tragitto da casa mia al rifugio. Chi vuole offrire qualcosa può telefonarmi (il numero dell’Atar è 348 8926600) e lasciare il pacchetto fuori dalla porta, in modo che io possa ritirarlo in assoluta sicurezza. La “cordata di solidarietà” si è attivata in fretta: ho ricevuto molte telefonate, e questo ci permette di andare avanti, giorno dopo giorno». ANCHE L’ASSOCIAZIONE Sos Randagi di via Girelli soffre in questi giorni per la mancanza di aiuti concreti. «Solitamente ci autofinanziamo attraverso offerte e iniziative che ci permettono di sostenere le spese del rifugio e assicurare cibo e cure ai nostri ospiti - spiega Bianca Quinzanini -. Ma tutte le manifestazioni che ci vedevano sempre presenti con il nostro banchetto sono state sospese, e l’altro giorno abbiamo speso 300 euro per comprare il cibo ai nostri animali». E allora, come fare? Anche in questo caso entra in scena la solidarietà. «I nostri tre volontari, gli unici attualmente autorizzati a raggiungere il canile di via Girelli, provengono da Flero, Poncarale e Concesio. Se la gente non può raggiungere la nostra sede per portarci i beni di prima necessità, potrebbero consegnarli direttamente a loro». Il numero per contattare Sos Randagi è 335 1027273. AL CANILE di via Girelli non nascondono che la situazione sia difficile. «Attualmente ospitiamo un centinaio di cani e una quarantina di gatti - spiega Bianca Quinzanini -. Gli animali provengono dal canile sanitario, e continuano comunque ad arrivare, a prescindere dal Coronavirus. L’unico “ospite” legato in qualche modo all’epidemia è un cane Amstaff, che ha il padrone ricoverato in ospedale. Anche il blocco delle adozioni rende tutto più complicato: di questo passo, presto non avremo più box a disposizione». Chi invece ha registrato una riduzione nell’attività è il canile sanitario di via Orzinuovi, gestito direttamente dall’Ats di Brescia. «Qui ci occupiamo del recupero dei cani vaganti, e della loro eventuale restituzione ai proprietari, ed alla gestione post-traumatica dei gatti feriti privi di proprietà - spiegano i veterinari dell’Ats -. In questi giorni di emergenza Coronavirus ci sono state meno chiamate del solito e meno segnalazioni. Siamo attivi praticamente per le emergenze, che al momento sono molto limitate». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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