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13.06.2019

«Cari bresciani, date al cibo il giusto valore»

Foglie d’insalata a terra, da buttare nei rifiuti: serve una riflessione sullo spreco di cibo
Foglie d’insalata a terra, da buttare nei rifiuti: serve una riflessione sullo spreco di cibo

«Dare il giusto valore al cibo, rendendosi conto di quanto costi non solo in denaro ma anche, anzi, soprattutto, in termini di lavoro e fatica»: questa la formula per abbattere lo spreco alimentare secondo Alberto Semeraro, segretario della Flai Cgil bresciana, il sindacato dei lavoratori dell’industria della trasformazione alimentare. Un soggetto pienamente incluso nella riflessione sullo spreco rilanciata dal nostro quotidiano che ha messo in evidenza i dati bresciani secondo cui, nella nostra città, ogni famiglia butta quasi due chili e mezzo di cibo al mese. «La frittata si fa con le uova non con gli euro – scherza Semeraro, ma la tematica è seria – perché il problema è a monte: le materie prime sono svalorizzate e sottopagato è il lavoro di chi le produce; ciò che alza i prezzi viene dopo, con la filiera della grande distribuzione e le leggi del mercato, che hanno anche creato la trappola delle offerte che inducono all’acquisto dei prodotti anche senza l’effettivo bisogno». HA UNO SGUARDO ampio anche Coldiretti, il cui direttore locale Massimo Albano osserva: «Gli sprechi alimentari, oltre a essere un problema etico, determinano anche effetti sul piano economico ed ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti». «Evitare la grande distribuzione e puntare sui cibi a chilometro zero», ribadisce Andrea Soldera, del gruppo di acquisto solidale Gas Gallo. Anche per Nicola Vitale, di Slow food Brescia, «la spesa va fatta con la testa, non con la pancia». Il che significa comprare solo ciò che serve, quindi «iniziare la lotta contro gli sprechi al momento della spesa – valuta Daniela Faiferri, che con la cooperativa sociale Pandora promuove progetti di educazione alimentare – l’obiettivo è formare un consumatore consapevole che punti sulla sobrietà». Stesso concetto sostenuto dal vescovo di Brescia monsignor Pierantonio Tremolada, che evidenzia la necessità di «una cultura dell’essenzialità della vita, che non spinga verso l’eccesso e abbia alta considerazione di ciò che la natura ci dà e di ciò che possiamo produrre: solo così possiamo andare nella direzione di un’autentica esperienza della nostra umanità». IMPEGNO ETICO quindi come ricetta base contro lo spreco alimentare: «Abbiamo responsabilità anche a tavola, nei confronti dell’ambiente – aggiunge Cristina Carasi, del movimento Friday for future – sono temi che i giovani del nostro gruppo hanno ben presente, si rendono conto che il cambiamento climatico è legato anche a ciò che passa nei loro piatti». Ma non tutti i giovani se ne rendono conto: «Sono educati male e si vede dal loro comportamento nelle mense delle scuole, per le quali i genitori spendono fior di soldi, ma loro non si rendono conto del valore del cibo – valuta Suor Paola che da anni agli indigenti della stazione di Brescia distribuisce colazioni: - raccolgo gli scarti, recupero e aiuto come posso...». In tema di mense scolastiche qualche passo è stato fatto dal Comune di Brescia, sebbene nella percezione cittadina paiono essere luoghi di fortissimo spreco. «Il progetto “Alimentarsi: impariamo mangiando” che ho seguito da assessore, ha gettato dei semi ma i risultati si vedranno nel lungo termine – sostiene Felice Scalvini, già assessore ai servizi sociali del Comune – lavorare nelle scuole significa investire sulla città». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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