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25.11.2020 Tags: Brescia

Caruso: «Il virus
si mitiga. Ma
divieti e vaccini vitali»

In laboratorio i ricercatori   studiano le mutazioni in corso del Coronavirus, un  virus a Rna Arnaldo Caruso è anche presidente della Società italiana di Virologia
In laboratorio i ricercatori studiano le mutazioni in corso del Coronavirus, un virus a Rna Arnaldo Caruso è anche presidente della Società italiana di Virologia

Alla fine, la battaglia contro il Covid si spegnerà in un compromesso. Un adattamento di forze dettato dalla natura. «Se il virus incontrerà una solida risposta immunitaria dovrà andare incontro a necessarie mutazioni per adattarsi. Ma pagherà un prezzo in termini di minore efficienza replicativa nell’ospite: in questo modo diventerà meno forte ma potrà sopravvivere trovando nicchie di diffusione. E non farà più paura, perché seguirà lo stesso destino che è toccato a Spagnola - la cui discendenza è oggi una componente della comune influenza stagionale - Asiatica o influenza di Hong Kong». Ne è convinto il professor Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia, ordinario di Microbiologia all’Università degli Studi di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia degli Spedali Civili. Si arriverà a trovare un equilibrio tra umani e virus, ma nel frattempo bisogna continuare a combattere. «Siamo nel pieno della seconda ondata, il virus è tenuto a bada grazie alle misure di contenimento e ai nostri comportamenti, ma la catena di trasmissione è solo rallentata, e se molliamo questa attenzione tornerà alle stelle con un nuovo picco a gennaio e febbraio», spiega, ricordando che i mesi invernali, in cui si vive prevalentemente in ambienti chiusi e il clima freddo tende ad abbassare le difese immunitarie delle mucose, sono propizi per la diffusione virale. Rispetto alla scorsa primavera ci sono dei segnali timidamente positivi, «il virus che riscontriamo nei tamponi c’è e si replica, ma le persone infettate non mostrano la gravità di inizio pandemia – chiarisce il professore -. Questo è ascrivibile a più fattori: da un lato la maggior parte delle persone contagiate che vediamo sono giovani, più forti dal punto di vista immunologico (mentre le persone più a rischio hanno imparato a proteggersi), dall’altro il territorio bresciano, così pesantemente colpito dal Covid nella prima ondata, ha presumibilmente sviluppato un’immunità di base - dovrebbe interessare almeno il 10-20 per cento della popolazione – che è lontana dall’immunità di gregge ma rappresenta comunque una «barriera» che frena parte delle infezioni». PER PRIMO, lo scorso maggio, Caruso aveva isolato una variante più debole di Sars-CoV-2. «Anche oggi in laboratorio vediamo mutazioni importanti, che danno la misura di una minore aggressività del virus, ma non sappiamo quanto circolino effettivamente queste mutazioni. Sappiamo che Covid-19 muta nel tempo: come gli altri Coronavirus a Rna fa delle mutazioni il suo punto di forza per continuare a diffondersi nell’uomo – spiega -. La seconda ondata ha fatto meno danni e non possiamo escludere che il potenziale patogenetico del virus si sia ridotto. Sembra che qualcosa stia cambiando, ma al momento abbiamo solo sospetti, non prove». In dirittura d’arrivo, invece, c’è il vaccino. «Lo farei sicuramente - conferma -, perché è l’arma che ci permetterà di sconfiggere il virus. Anche se non è un’arma assoluta, perché dovremo aggiustarla a seconda dei nuovi ceppi che emergeranno (il vaccino può essere modificato), ed è facile che dovremo rifarlo nel tempo, un po’ come accade col vaccino antinfluenzale. Iniziamo con i primi vaccini che dovrebbero proteggerci nel 90 per cento dei casi, frutto di un piccolo miracolo della ricerca scientifica, che è riuscita a metterli a punto in meno di un anno, nel rispetto di tutti i criteri di sicurezza - prosegue Caruso -. I primi effetti dell’immunizzazione si potranno vedere da marzo: non potranno servire, quindi, a bloccare l’ondata invernale, ma a prevenire il ritorno del Covid nell’autunno/inverno 2021». In parallelo dovremo cercare farmaci altrettanto efficaci, e soprattutto non cadere nella trappola di allentare l’attenzione, credendo che ormai sia tutto passato. NON LA STA di certo allentando l’équipe di Caruso, alle prese con molteplici linee di ricerca: ha appena documentato sul Journal of Medical Virology l’effetto del metotrexato come potenziale farmaco anti-Covid, sta verificando la bontà di alcuni disinfettanti made in Brescia per abbattere il virus, studia come il Covid provoca il danno vascolare ed è proiettata verso importanti innovazioni nella diagnostica. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lisa Cesco
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