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18.05.2019

Case popolari, a Brescia l’offerta si allarga

Il Comune sta reperendo le risorse attraverso un bando regionale: servono per ristrutturare una parte del patrimonio abitativo inagibile
Il Comune sta reperendo le risorse attraverso un bando regionale: servono per ristrutturare una parte del patrimonio abitativo inagibile

A saperci fare, i soldi si trovano. Nel vasto patrimonio comunale destinato a Servizi abitativi pubblici (Sap) ci sono cento alloggi non abitabili, e tali sono rimasti a lungo per mancanza dei fondi necessari alla ristrutturazione. Di fatto, negli ultimi cinque anni a Brescia non è arrivato un centesimo per l’emergenza abitativa. Ora l’assessore con delega alla Casa Alessandro Cantoni può annunciare di essere riuscito a ottenere dalla Regione un milione tondo a fondo perduto, il massimo che poteva aspettarsi per le dimensioni della città. Serviranno a recuperare 27 di quei cento alloggi, e ad ampliare in tal modo un’offerta sempre inferiore alla domanda, e senza gravare sostanzialmente sulle casse comunali sempre più limitate. Cantoni ha colto al volo la manifestazione d’interesse lanciata da Regione Lombardia il 20 febbraio scorso con scadenza al 18 marzo. In quel lasso di tempo ha fatto censire l’intero patrimonio inagibile per individuare le priorità, e i tecnici del Comune hanno individuato 27 abitazioni approvate dalla Giunta come previsto dal bando. Saranno oggetto di interventi di recupero e riqualificazione che consentiranno di rimettere in disponibilità parte del patrimonio inutilizzato e «ormai lasciato in condizioni di degrado – dice - che tendono ad aumentare più passano gli anni». Sono in via Abbazia, Maggi, Diaz, corso Matteotti, quartiere San Bartolomeo via XIII, via Pigafetta, Montenero, Lussingrande, Saba, Paganini, e in qualche altra via ancora. Su tutte ha presentato richiesta di finanziamento e i soldi sono arrivati per tutte, per l’esattezza 999.990 euro, poiché il tetto massimo assegnabile a ciascun ente veniva stabilito sulla base del patrimonio posseduto e per il comune di Brescia non poteva essere superiore a un milione. La graduatoria è arrivata mercoledì scorso. Su 112 Comuni richiedenti ne sono stati ammessi e finanziati 49. Altri 39 sono stati considerati ammissibili ma eccedenti le risorse assegnate, e 10 bocciati. Qualcuno ha ottenuto la metà, altri il 70 per cento – dice l’assessore -, noi abbiamo ottenuto tutto perchè rispetto alle altre città abbiamo il doppio degli alloggi e ci è stato usato un occhio di riguardo». CONFESSA che, pressato dall’emergenza abitativa, aveva pensato di alienare alcuni degli immobili per ristrutturarne altri. Tuttavia «il percorso non è affatto semplice – dice -, bisogna fare le perizie, aspettare l’approvazione della Regione e della Soprintendenza in caso di vincoli sarebbe passato troppo tempo». Poi è arrivata l’opportunità della manifestazione d’interesse. E in ogni caso non abbandona l’idea. «Intanto qualificheremo i 27 mettendoli a disposizione del patrimonio – sottolinea -, poi cercheremo di vendere gli alloggi cielo/terra vuoti per rendere abitabili gli altri. Come che sarà, «questo mi sembra un risultato veramente straordinario», commenta mentre plaude alla «lodevole iniziativa» della Regione e ai suoi uffici che «in tempi veramente strettissimi hanno confezionato la richiesta per i 27 alloggi». Ora aspetta di capire da Milano i tempi per programmare gli interventi e lanciare le gare d’appalto. I soldi arriveranno in tre tranche, un 40 per cento ad inizio lavori, un altro 40 con i cantieri in corso e il resto alla fine. I 27 alloggi potranno essere disponibili entro un paio d’anni al massimo. «Adesso aspettiamo i provvedimenti dirigenziali, che definiranno la concessione regionale del finanziamento e l’assunzione dell’impegno – precisa Cantoni -. A giugno avremo una variazione in bilancio, i progetti verranno seguiti internamente dal settore housing sociale e i lavori inizieranno presumibilmente entro l’inizio del 2020». Le prime case potrebbero essere consegnate entro quell’anno. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mimmo Varone
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