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25.09.2020 Tags: Brescia

Casi gravi di
Covid-19. Le
cause sono nel Dna

Ci sono cause genetiche alla base delle forme più serie di Covid - 19
Ci sono cause genetiche alla base delle forme più serie di Covid - 19

Il Civile di Brescia ha fornito dati clinici e materiale biologico a un’équipe internazionale che ha trovato la risposta a una domanda fondamentale sul Covid-19. L’interrogativo è «perché alcuni pazienti sviluppano forme più aggressive di malattia?». La risposta, frutto di uno studio collaborativo, è apparsa oggi su uno dei pilastri dell’informazione, la rivista «Science»: certi pazienti mancano di risposte immunitarie efficaci offerte dagli interferoni di tipo I, gruppo di 17 proteine che proteggono l’organismo da questo Coronavirus. GLI STUDI - sintetizzati su Science in due articoli - sono stati condotti su 660 pazienti con forme molto gravi di malattia da SARS-CoV-2. Una quota rilevante dei malati presentava alterazioni a carico di 13 geni già ritenuti essenziali nella risposta al virus dell’influenza e ad altri. Oltre il 10% dei pazienti mostrava di produrre autoanticorpi che neutralizzano gli interferoni di tipo I, di cui veniva quindi bloccata l’attività anti-virale. Un altro 3,5% dei pazienti svelava alterazioni genetiche che fermano la produzione di quello stesso tipo di interferoni oppure la risposta cellulare alle molecole. Cosa cambia? Cambia che appaiono possibili nuove terapie: nei malati che presentano difetti genetici di produzione degli interferoni è possibile immaginare la somministrazione di queste molecole, nelle fasi iniziali. In quelli con autoanticorpi che invalidano l’interferone è possibile pensare a terapie che rimuovano gli anticorpi «fai da te» dal sangue (via «plasmaferesi) o farmaci che distruggano le cellule fabbricatrici degli anticorpi stessi. Il 95% dei pazienti analizzati è di sesso maschile: lo studio così aiuta a chiarire la maggior incidenza di casi gravi tra gli uomini. Protagonisti dello scambio di saperi e pratiche mediche a livello planetario anche clinici e ricercatori dell’Asst degli Spedali Civili e dell’Università di Brescia coordinati dal direttore sanitario Camillo Rossi, dell’Ospedale San Gerardo di Monza coordinati da Andrea Biondi e del Policlinico San Matteo di Pavia guidati da Gianluigi Marseglia. Il Civile e la Statale hanno fornito dati e valutazioni preziose a specialisti come Luigi Notarangelo ed Helen Su del National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Bethesda diretto da Anthony Fauci - a capo della task force della Casa Bianca e spesso in polemica con Trump - e Jean-Laurent Casanova del St. Giles Laboratory of Human Genetics of Infectious Diseases della Rockefeller University di New York. La sigla del Consorzio internazionale di genetica è «Covidhge». L’IMPEGNO del Civile, sostenuto dal finanziamento della Regione Lombardia, si è realizzato grazie allo scambio interno tra il Laboratorio di analisi chimico cliniche (Simone Paghera e Alessandra Sottini coordinati da Luisa Imberti) e quello di alcune Unità operative tra cui Malattie Infettive (Francesco Castelli ed Eugenia Quiros-Roldan), Nefrologia (Francesco Scolari), Ematologia (Alessandra Tucci), Prima Rianimazione (Gabriele Tomasoni) e l’Unità operativa semplice dipartimentale Sclerosi multipla (Ruggero Capra). Partner italiani del Covidhge: l’Università Tor Vergata e l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, l’ateneo di Padova e il San Raffaele di Milano. •

Sara Centenari
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