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27.04.2018

Caso Sana,
identificato il
fidanzato italiano

I militari che hanno raccolto gli effetti di Sana durante l’esumazioneSana Cheema morta il 18 aprileUno degli ultimi scatti giocosi
I militari che hanno raccolto gli effetti di Sana durante l’esumazioneSana Cheema morta il 18 aprileUno degli ultimi scatti giocosi

Avrebbe un nome e un volto certo «l’amico» a cui Sana Cheema ha continuato a scrivere e chiamare durante il suo soggiorno in Pakistan. In questo senso le indagini aperte anche in Italia dovranno capire se Raja Kamran, detto «Kamy», originario di Sarae Alamghir ma oramai italiano, sapesse il dramma vissuto dalla giovane morte in condizioni misteriose poche ore prima del suo viaggio di ritorno a Brescia, prenotato per le tre del 18 aprile. Nelle prossime ore gli inquirenti potrebbero ascoltare il ragazzo e chiedergli il significato dei contenuti dei messaggi inviati da Sana e rimasti in memoria sul cellulare della ragazza. Il dubbio è che proprio Kamy fosse stato messo al corrente dei problemi avuti da sana con il padre e la famiglia e, malgrado la situazione rischiasse di degenerare, non abbia detto nulla. Un atteggiamento «omertoso» che ne complicherebbe la posizione davanti alla magistratura italiana. Ipotesi che solo il ragazzo, rimasto fino ad oggi fantasma, potrà definitivamente chiarire. Gli inquirenti devono verificare che nessuno, in Italia, sapesse di eventuali tensioni accentuate dal rifiuto della ragazza al matrimonio combinato.

NEL FRATTEMPO le indagini o anche semplicemente i primi accertamenti degli inquirenti e degli investigatori italiani non sono più solo una prospettiva. Titolare del fascicolo è il pm Ambrogio Cassiani, mentre gli accertamenti sono stati affidati alla squadra Mobile della Questura di Brescia. Da parte degli inquirenti sarebbe già iniziato il lavoro di ricerca della documentazione telefonica intercorsa tra l’amico italiano e Sana. La giovane avrebbe avuto con lui un fitto scambio di comunicazioni telefoniche fino alle ore antecedenti il decesso. La procura inoltre sembrerebbe intenzionata ad avvalersi dell’apporto della comunità pakistana, e almeno uno di loro sarebbe già stato contattato. Un lavoro che quindi può rivelarsi proficuo soprattutto se messo in relazione a quello che si sta svolgendo in Pakistan. A questo va aggiunto il fatto che a differenza di quanto appreso due giorni fa, i tempi necessari per conoscere l’esito dell’esame autoptico eseguito sul corpo della giovane, potrebbero ridursi drasticamente. Ma certo, in tutta questa vicenda, le dichiarazioni dell’amico assumono un ruolo determinante. • Cronaca@bresciaoggi.it

Mario Pari Giuseppe Spatola
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