CHIUDI
CHIUDI

26.05.2019

Cassa Padana rinnova la sfida «restando banca di comunità»

Andrea Lusenti (direttore generale) e Vittorio Biemmi (presidente)I soci della Cassa Padana durante le assise al Gran Teatro Morato
Andrea Lusenti (direttore generale) e Vittorio Biemmi (presidente)I soci della Cassa Padana durante le assise al Gran Teatro Morato

La nuova sfida per Cassa Padana, vinta quella dei conti tornati in positivo nel 2018, sarà trovare «modalità nuove per mantenere il ruolo di banca locale di comunità anche all’interno del gruppo bancario cooperativo guidato da Cassa Centrale Banca». Questa la sintesi dell’assemblea dei soci, organizzata ieri pomeriggio al Gran Teatro Morato di Brescia, che ha visto la partecipazione di 657 soci votanti. Dopo la lettura della relazione del Consiglio di amministrazione, da parte del presidente Vittorio Biemmi, l’assemblea ha approvato all’unanimità il consuntivo 2018 che, come già emerso nei giorni scorsi, torna a mostrare numeri positivi: il risultato economico è tornato con il segno più con 2,17 milioni di euro di utile d’esercizio. È aumentata la raccolta indiretta (+2,75%), grazie soprattutto all’azione sviluppata sul comparto del risparmio gestito (+3,56%), mentre è stabile quella diretta. L’assemblea ha approvato la ripartizione dell’utile destinando alla riserva legale 2 milioni di euro, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione 65 mila euro e 100 mila euro per fini di beneficenza. Anche il 2019 si è aperto con una buona notizia: i dati che sintetizzano la prima trimestrale consolidano il trend positivo. I soci hanno poi votato all’unanimità la riduzione del numero dei componenti del Consiglio di amministrazione che, dai 13 attuali, passeranno a 9 nel 2020 quando è in programma il rinnovo del vertice. «C’è bisogno di banche di comunità - ha ribadito il presidente Biemmi -. Non è la stessa cosa essere banche di prossimità e banche di comunità. Queste ultime favoriscono relazioni multipolari, creano connessioni e le intrecciano a loro volta. Anche nel nuovo contesto, il modello originale di banca cooperativa mutualistica non può correre il rischio di omologarsi con altri schemi che le sono estranei. Occorre investire nello strutturare, consolidare e interpretare con le categorie della modernità l’immenso patrimonio rappresentato dalle Bcc. Patrimonio a triplo impatto: non solo economico, ma anche sociale e culturale. E di democrazia partecipativa. Questa responsabilità è nelle mani di tutte le componenti del credito cooperativo. In quota parte, anche nostra». Il 2018 «è stato un anno molto positivo non solo per il ritorno all’utile - ha concluso il direttore generale Andrea Lusenti - ma anche per la crescita delle masse» (impieghi e risparmio gestito), «dell’operatività e soprattutto per i passi da gigante che abbiamo fatto nelle partite deteriorate. Nel 2016 l’indicatore Npl ratio era del 24,6%, oggi siamo all’11% in corsa per mantenere la promessa di scendere sotto il 10% nel 2021, ma le previsioni ci dicono che raggiungeremo il traguardo con ampio anticipo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvana Salvadori
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1