CHIUDI
CHIUDI

27.10.2020 Tags: Brescia

Christian, il
primo re dei
commessi bresciani «Una bella sorpresa»

Christian Ceresoli del «Colorificio Bresciano»: è al comando della classifica provvisoria maschile
Christian Ceresoli del «Colorificio Bresciano»: è al comando della classifica provvisoria maschile

«Lasciamo vincere anche qualcun altro» ci aveva detto il vincitore maschile della scorsa edizione di «Commessi dell’anno», Massimo Gatti, che lavora a Salmoiraghi&Viganò al centro commerciale Elnòs. Una frase che poteva essere interpretata in tanti modi: da atteggiamento di modestia a un po’ di stanchezza non certo per il nostro gioco ma per le tante difficoltà che il Covid ha portato in questi mesi trascorsi dal dicembre 2019, quando ci furono la proclamazione e la premiazione del vincitore della sfida di Bresciaoggi.

MA OGGI, alla luce della prima classifica della seconda edizione, quelle parole assumono un significato diverso: eh sì, perché se oggi Christian Ceresoli del Colorificio Bresciano, con i suoi 605 punti (più 500 di premio) è il primo nel settore maschile è per l’iniziativa dello stesso Gatti «e soprattutto di suo zio, che è un nostro cliente», spiega il commesso e artista di uno dei negozi del settore più noti. «Sono stati loro a ideare la mia partecipazione, non ne sapevo nulla – aggiunge divertito – fino a questa mattina, quando ho ricevuto la telefonata che mi annunciava non solo la mia presenza in classifica e la mia posizione in testa». Ceresoli infatti conosceva «Commessi dell’anno», proprio in seguito alla partecipazione dell’amico nella sfida dello scorso anno, ma non aveva pensato di prendervi parte, «sebbene sia una bella occasione per far conoscere il proprio ambiente di lavoro – valuta – che per me rappresenta un ambiente bello, amichevole e interessante, altrimenti, conoscendomi, non sarei rimasto per 14 anni». Classe 1981, studi superiori al liceo artistico Olivieri che all’epoca era a Sarezzo, Ceresoli ha mantenuto la passione per i colori e per l’arte, anche se «disegno così, a tempo perso, per rilassare la mente. Non sono dipinti veri e propri, sono tratti, a volte escono oggetti, altri paesaggi, atri volti, ma senza prestarci tanta attenzione», racconta schivo e probabilmente è proprio per timidezza e voglia di non vantarsi che non si fa fotografare mentre disegna, al massimo solo con le sue matite in mano rivolta verso la pagina di Bresciaoggi.

MATITE CHE AMA, di ogni tipo e consistenza, perché «mi piacciono tutte le tecniche ed è per questo che qui in negozio il mio settore di elezione è proprio quello dei prodotti per l’arte, da quelli per il restauro, che compra appunto lo zio di Massimo Gatti che è restauratore, a quelli per i pittori professionisti». Ceresoli chiama pittori anche quelli che, con una connotazione semantica che li svalorizza, sono definiti «imbianchini»: ma per il nostro commesso «sono artisti e in questi anni da loro ho imparato tanto, molto più che a scuola per quel che riguarda le tecniche, i materiali, le carte, le vernici».

SE HA IMPARATO è tuttavia anche merito della sua capacità di ascolto e l’atteggiamento disponibile tipico di una persona gentile e, per usare un gergo giovanilistico, di chi proprio «non se la tira». Il Colorificio bresciano è il primo posto di lavoro, nella sua esperienza maturata dalla fine del liceo ad oggi, dove Ceresoli si trova a contatto con il pubblico «e mi trovo molto bene perché ho imparato molto, prima di tutto a sviluppare l’arte della pazienza – ammette -: tra tanti clienti a volte capita quello che ha la luna storta, ma fa parte del lavoro. Mi agevola molto pure essere in negozio con colleghi che sono anche amici». Ad oggi sono in quattro, tutti maschi, un dato di fatto che al nostro commesso sembra «scontato perché è una lavoro pesante: capita spesso di dover sollevare sacchi di gesso o altri prodotti che richiedono una notevole forza fisica. Le donne lavorano nella nostra amministrazione». E ora Christian guarda anche in alto, alla classifica: chissà se potrà arrivare lontano, e magari diventare pure «Commesso dell’anno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti