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16.11.2019

Clima, l’agricoltura scende in campo

Il tavolo dei relatori al convegno promosso da Coldiretti «Non ci sono più le mezze stagioni»
Il tavolo dei relatori al convegno promosso da Coldiretti «Non ci sono più le mezze stagioni»

L’agricoltura si schiera nella lotta contro i cambiamenti climatici. Una necessità, ma anche un modo per rendere il settore primario italiano più competitivo, puntando sulla biodiversità e sulla sostenibilità: è il messaggio lanciato da Coldiretti nel corso del convegno «E non ci sono più le mezze stagioni», che ha anticipato la Festa del ringraziamento che animerà domani le strade di Rovato. Ieri, in Franciacorta, si sono ritrovati esperti del clima, politici e associazioni, per discutere del futuro dell’agricoltura e, in senso più ampio, anche dell’intera umanità, soprattutto dal punto di vista di un clima che il meteorologo Andrea Giuliacci ha definito «sempre più estremo». Nella Sala civica del Foro Boario di Rovato, Giuliacci ha mostrato i dati scientifici che dimostrano il surriscaldamento globale: in primo luogo, l’aumento di 0,78 gradi medi tra il 1880 ed oggi, che «sembrano pochi ma rappresentano un aumento notevole, che si è concentrato soprattutto a partire dal Terzo Millennio. Questo porta a un aumento della quantità di calore nell’atmosfera e a fenomeni più intensi – ha spiegato il noto meteorologo -. Inoltre, se la quantità di pioggia caduta ogni anno dal 1880 è rimasta stabile, gli eventi sono diventati più irregolari, con siccità più frequente intervallata da nubifragi». Giuliacci ha ipotizzato il clima del futuro, con un’ulteriore crescita delle temperature di 0,3-0,7 gradi entro il 2035 e addirittura di 4 gradi entro il 2100: «Aumenteranno desertificazione e mancanza d’acqua, anche in Italia. Ma non tutto è perduto: abbiamo gli strumenti per vincere questa sfida, gestendo meglio le risorse ed evitando gli sprechi». Di acqua ha parlato anche Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue: «L’estremizzazione degli eventi atmosferici ci impone di agire in modo diverso dal passato, salvaguardando i terreni agricoli. E dobbiamo ammodernare gli impianti idrovori: oggi abbiamo 330 milioni per far sì che queste infrastrutture possano rispondere alle nuove necessità dell’agricoltura». Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, ha sottolineato la necessità di salvaguardare le coltivazioni autoctone, perché più resilienti: «In questo senso va letta la difesa dei piccoli Comuni, in cui l’agricoltura è un tratto essenziale. La sfida al cambiamento climatico richiede la mobilitazione delle migliori energie del Paese, non solo dal punto di vista economico ma anche mostrando carattere e orgoglio». CONVINTO che l’agricoltura sia uno dei settori più sostenibili del Paese, l’assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi, ha criticato la scelta di inserire nella Politica agricola comune dell’Ue il tema della sostenibilità (con un cospicuo stanziamento di fondi) perché «si corre il rischio che il Pac tratti non la politica agricola, ma quella ambientale: la programmazione deve favorire l’innovazione, solo così il settore può diventare ancora più sostenibile». L’ultimo accenno è per il ritardo del governo nel riconoscere lo stato di calamità al territorio bresciano in seguito ai danni subiti nei mesi scorsi: «Ci sono stati almeno 140 milioni di euro di danni e non sappiamo ancora se saranno risarciti». Le conclusioni sono arrivate dal leader nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini: «L’errore in Italia è stato avere politiche sulle esigenze del momento e non una visione nel medio-lungo periodo, in agricoltura ma non solo. Se riusciremo a mettere insieme le forze del nostro Paese, potremo aiutare la sostenibilità e renderla un volano per lo sviluppo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Manuel Venturi
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