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01.06.2020 Tags: Brescia

Colpi di pistola contro
la casa dei rifugiati:
5 spari, nessun ferito

Un foro, provocato dai proiettili esplosi contro la struttura, dopo essere stato repertato dai carabinieri Le ante e il muro contro cui è stato fatto fuoco l’altra notte
Un foro, provocato dai proiettili esplosi contro la struttura, dopo essere stato repertato dai carabinieri Le ante e il muro contro cui è stato fatto fuoco l’altra notte

Sembrano cinque minuscoli cerotti, per altrettante piccole ferite nel muro, nelle ante. Ad essere grandi sono le ferite interiori, le lacerazioni emotive che dovranno curare coloro che tra quei muri e dietro quelle ante ci vivono. Le striscette di nastro adesivo coprono i fori provocati dalle cinque pallottole esplose l’altra notte, a Collebeato, contro una struttura che ospita un richiedente asilo e cinque rifugiati, collegata al progetto Sprar. NON È IL PRIMO gesto, da qualche tempo a questa parte, contro migranti o sindaco. Ma si tratta certamente del più grave. Nessuno dei sei ospiti è rimasto ferito. Ha sparato un uomo, con una pistola e ieri mattina sarebbero stati ritrovati i bossoli. Le indagini sono dei carabinieri del comando provinciale e della compagnia di Gardone Valtrompia. Ma sul posto ieri è intervenuta anche la Scientifica dei carabinieri, per i rilievi. Sempre nella giornata di ieri sono stati sentiti alcuni testimoni e ovviamente i sei ospiti. Si tratta di due immigrati provenienti dall’Iraq, uno dalla Siria, due dalla Somalia, e uno dal Gambia. Uno di loro, a quanto si è appreso era sveglio quando verso le 3.30 sono stati esplosi i cinque colpi di pistola contro l’immobile che confina con la sala consiliare comunale, in via San Francesco, quindi in pieno centro. Ma oltre a chi ha sparato ci sarebbero state anche altre persone. Di particolare rilevanza si riveleranno le telecamere dei sistemi di videosorveglianza. I carabinieri sono stati chiamati immediatamente, gli ospiti della struttura sono stati ascoltati in caserma dopo che avevano dato l’allarme. «Che non si pensi a regolamenti di conti» puntualizza il sindaco di Collebeato Antonio Trebeschi, ieri davanti all’immobile con Agostino Zanotti, dell’Adl di Zavidovici, la realtà che si occupa del progetto. Il primo cittadino ha precisato che gli ospiti sono «ben inseriti nella comunità di Collebeato, impegnati nel volontariato. Vengono da Paesi dove si combattono guerre, ma qui si sono ritrovati in una situazione che non avrebbero mai immaginato». E non a caso ieri mattina, ha spiegato Agostino Zanotti «erano molto preoccupati, non si aspettavano di essere riposizionati in una zona di guerra. Sono molto preoccupati, hanno cercato di dare tutte le informazioni rispetto a quello che hanno visto. Le pallottole sono anche entrate nelle loro abitazioni. Chiedono che le forze dell’ordine riescano a individuare i responsabili quanto prima perchè non sono tranquilli». Ma questo è un fatto che riporta Zanotti anche a quanto accaduto il 29 maggio 1993, giorno dell’eccidio di Gornji Vakuf, in Bosnia centrale. Vennero uccisi Sergio Lana, Guido Puletti e Fabio Moreni. Si salvarono Agostino Zanotti e Christian Penocchio. «Sembra - commenta Zanotti - che la solidarietà la fermi solo con le pallottole e questo è davvero un fatto molto grave e preoccupante. Ma noi continueremo a costruire progetti d’accoglienza». Sul fatto di Collebeato, la Procura ha aperto un’inchiesta. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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