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08.12.2019

Commossi per l’addio a Mara «Dopo l’orrore, ci sia silenzio»

Lo striscione dei tifosi del Brescia Calcio, amici del fratello di MaraL’entrata del feretro in chiesa per la celebrazione dei funerali di Mara Facchetti, uccisa dal compagno
Lo striscione dei tifosi del Brescia Calcio, amici del fratello di MaraL’entrata del feretro in chiesa per la celebrazione dei funerali di Mara Facchetti, uccisa dal compagno

C'era un paese bloccato, ieri pomeriggio, per l’ addio a Mara Facchetti, la 46enne di Brandico uccisa a bastonate dal compagno marocchino Mustafa El Chani, 32 anni, la notte tra il 28 e il 29 novembre. L'uomo si era poi suicidato nel parco di Azzano Mella. Don Giancarlo Zavaglio ha raggiunto la sala del commiato di Lograto da cui è partito il corteo funebre verso la parrocchiale di Brandico: qui il Comune ha attivato polizia Locale e personale di servizio per coordinare il traffico e bloccare per alcuni minuti una strada gremita da centinaia di persone. AD ACCOMPAGNARE il feretro, mamma Adelina, sorretta dai fratelli di Mara, Piero e Vera, quest'ultima arrivata da Montecarlo, dove abita ormai da tempo. La figlia di Mara, Diletta, 5 anni, è stata tenuta volutamente lontana da un contesto così straziante. Sul sagrato, un lungo striscione ad esprimere la vicinanza al fratello Piero (detto Ganga) degli amici tifosi del Brescia Calcio: «Ciao Mara – si legge – vicini a nostro fratello Ganga». In chiesa, la prima lettura dal libro dell’Apocalisse di San Giovanni è stato un inno al rapporto tra genitore e figlio: «Nessuno conosce il padre se non il figlio e viceversa». Nel raccontare il dolore della comunità, don Giancarlo ha chiesto silenzio nei giorni a venire: «Un silenzio che non sia sterile. Ma fatto di lacrime che aiutino a disinfettare il dolore, soprattutto a far ricadere a terra la polvere della confusione in cui è avvolta la comunità. Basta con domande non dovute, con indiscrezioni e ipotesi. Davanti a tanto orrore è il momento del silenzio. E poi verrà il momento della parola, che non è la chiacchiera, ma quella dell'amore. Ai familiari di Mara dico che abbiamo bisogno di pregare e ogni preghiera dovrà cominciare con la parola Pietà». Poi il dito contro quel gesto efferato: «Tutti devono ricordarsi quanto sia sacra la vita. E ognuno di noi dovrà farlo con i suoi figli. Mai disperare di se stessi né togliere speranza agli altri. L'onnipotenza nei confronti della vita è il cancro del nostro mondo. Diciamo di voler amare, ma non sappiamo farlo». Sull'altare il saluto della sorella Vera arriva tramite un'amica: «Era mamma, figlia e donna. Ha subito una barbarie che procurerà solo speranza e fiori, perché l'amore è un collante incrollabile nella famiglia di Mara». Il sindaco al leggio si commuove: «Ero più giovane, ma ti conoscevo bene. Rivolgo un abbraccio e il cordoglio del Comune alla famiglia. Siamo esseri umani, tutti uguali, non uomini o donne: ed è per questo che dobbiamo rispettarci e mai approfittare dell'altro». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Massimiliano Magli
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