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04.08.2020

Con «Cibo
per tutti Carmine»
aiutate cinquecento famiglie

Un momento del confezionamento dei pacchi alimentariI ragazzi del Karate Nakayama, uno dei  gruppi di volontari che si sono prodigati nell’iniziativa
Un momento del confezionamento dei pacchi alimentariI ragazzi del Karate Nakayama, uno dei gruppi di volontari che si sono prodigati nell’iniziativa

Si concede una pausa il «Cibo per tutti Carmine», ma a settembre riprenderà, nella stessa forma di distribuzione di pacchi alimentari se le circostanze lo richiederanno, ancora oppure con altre modalità ed obiettivi. Perché il bene più prezioso e duraturo è la comunità che si è formata, tra il centinaio di volontari e le oltre 500 famiglie (circa 1500 persone) che hanno beneficiato dell’aiuto, iniziato il 25 aprile e proseguito fino al 31 luglio, dapprima rivolto a residenti del centro storico ma poi a tutta la provincia. Per questo si è reso necessario un cambio di luogo di ritrovo per la raccolta materiale, il confezionamento dei pacchi e la loro distribuzione: dalla partenza nella sede dell’associazione «Gruppo de Noalter» (tra i due soggetti iniziatori del progetto insieme al «Comitato genitori della scuola Calini») in vicolo Borgondio a più ampi locali in via delle Grazie. Il tutto reso possibile dalla crescente solidarietà arrivata da aziende che hanno donato alimenti, artisti e sportivi (dal videomaker Nicola Zambelli al cestista della Germani basket Brescia David Moss) e gente comune che ha versato fondi o si è messa a disposizione. OLTRE SETTEMILA chili di pasta, quasi cinquemila confezioni da sei uova, quattromila litri di latte, 3500 chili di pane: sono i numeri dei prodotti maggiormente distribuiti in tre mesi pieni di attività cui si aggiungono almeno 50 quintali a settimana di frutta fresca proveniente dall’ortomercato. Ma, come detto, l’aspetto più importante è altrove, tant’è che i volontari ringraziano per aver avuto l’occasione di «vivere momenti unici», ammette Alessandra Lazzari, o «di capire che tante persone tra loro molto diverse quando lasciano da parte il proprio ego riescono a fare cose eccezionali», aggiunge Mara Serana. Per Gianfranco Galaberini «è stata un’iniziativa di cultura, umanità, spirito di sacrificio, bontà, che mi ha permesso di ricostruire un po’ del mio essere uomo che avevo perduto. Non dimenticherò più tutte le magnifiche anime che hanno contribuito a farmi crescere». Nemmeno William Gargiulo, del Comitato genitori, scorderà «i volti di tutte le madri e i padri di famiglia con la preoccupazione di dar mangiare ai propri figli e spesso con l’imbarazzo nella richiesta di cibo. Ma porterò nel cuore sempre anche la generosità di tutti i volontari, come Elisa, ragazzina albanese di 14 anni o Khan, profugo afghano che 10 anni fa arrivò in Italia dopo un viaggio a piedi». Per Maria Luisa Venuta l’eccezionalità dell’esperienza deriva dal suo «averci trasformati da singoli, piccoli individui resi fragili dal virus a collettività potente». «Grazie alle risorse e alle diversità di ciascuno di noi siamo riusciti, amalgamandoci, a formare un tutto al servizio di chi si trovava in difficoltà – aggiunge Camilla Roberti –. E non abbiamo soltanto riempito pance, ma scaldato cuori, per questo abbiamo sempre cercato di offrire anche qualche coccola». LA SOLIDARIETÀ è stata enorme: oltre ai singoli sono state tante le realtà politiche e sociali che si sono attivate, dal gruppo «Non una di meno» al «Magazzino 47», dalle Brigate Franca Tanfoglio, ai collettivi Orso e Perlar. A questi si è aggiunta la generosità meridionale: degli ultras del Cosenza ragazzi che in passato erano stati a Brescia per altre iniziative di volontariato e che sono arrivati a luglio a rimboccarsi le maniche nel confezionamento dei pacchi. E poi dalla Sicilia, da dove Slow food a giugno ha fatto pervenire 650 chili di prodotti alimentari siciliani. «Non ci aspettavamo una tale domanda di cibo - conclude Katia De Col presidentessa del Gruppo de Noalter - sono commossa e sbalordita, lo rifarei mille volte. Speriamo non sia più necessario!». •

Irene Panighetti
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