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29.09.2020 Tags: Brescia

«Coppia gentile,
tragedia che
sconcerta»

La palazzina di via Tiboni a Urago Mella dove una settimana fa si è consumata la tragedia familiare
La palazzina di via Tiboni a Urago Mella dove una settimana fa si è consumata la tragedia familiare

Sono cinquantuno le donne in Italia morte dall’inizio dell’anno per mano di un uomo, compagno o marito. L’ultimo caso ha scosso il quartiere di Urago Mella in città: Mina Safine, 45enne di origine marocchina è morta domenica mattina in un letto del Gaslini di Genova, dove era stata ricoverata nel reparto grandi ustioni. In stato di arresto il marito Abderrahim Senbel, connazionale di dieci anni più grande, ricoverato al Civile per le ustioni riportate (ma non è in pericolo): piantonato in ospedale su di lui pende la pesante accusa di omicidio. Secondo gli inquirenti sarebbe stato proprio Senbel, al culmine di una lite scoppiata per futili motivi all’interno del loro appartamento, a cospargere la moglie di un liquido infiammabile per poi darle fuoco. UNA NOTIZIA che ha lasciato senza parole i residenti del condominio in cui vivevano, in via Tiboni. «Una coppia riservata e molto educata», conferma chi li incontrava per strada o sulle scale. «L’ultima volta che ho visto Mina – racconta una vicina – è stato tre giorni prima della terribile notizia. Ci siamo salutate: lei mi ha chiesto come stavo ed io ho fatto lo stesso. Mi ha risposto che non stava benissimo. Poi non ci siamo più incrociate ed ora...».Non ce l’ha fatta la donna, nonostante i soccorsi allertati da un passante per urla e le richieste di aiuto provenienti dal settimo piano. Era la sera del 20 settembre, ora in quella veranda rimangono solo i panni rimasti lì, stesi ad asciugare. Ed è proprio affacciati da quella finestra che i due coniugi avrebbero implorato aiuto. «Io e mia moglie non abbiamo sentito nulla: abitiamo al terzo piano e avevamo la televisione accesa. Ci siamo accorti di qualcosa quando sono arrivati i soccorsi con le sirene spiegate – ricorda uno dei condomini -. Non so se dipende dalla distanza che ci separa ma in tanti anni non li abbiamo mai sentiti litigare: una brava coppia, molto riservata e lui sembrava essere una persona buona». Un punto di vista confermato da un'altra condomina: «Sono arrivati qui più o meno cinque anni fa, ma da allora non ho mai udito urla o litigi, neanche quella sera. Una notizia che ci ha scosso, mai avremmo potuto immaginare un simile epilogo. Mi rincresce davvero, entrambi molto gentili – assicura -. Più di una volta il marito mi ha aiutato a portare la spesa a casa. Non riesco a trovare le parole e a capacitarmi di quanto accaduto». Una quotidianità, a quanto pare, vissuta nella normalità e in apparente integrazione. Proprio per questo c’è chi nella zona crede si sia trattato di suicidio. «Lui ha provato a spegnere le fiamme ma non ci è riuscito. Potrebbe essere questo il motivo delle ustioni sulle sue mani. Altrimenti non si spiegherebbe la richiesta di aiuto, insieme, dalla finestra», dice qualcuno. «Una coppia molto riservata e discreta, di pochissime parole anche perché non parlavano bene l’italiano», aggiungono. Una discrezione che trova conferma anche nelle parole dell’amministratore del condominio di proprietà dell’Aler. «Non hanno mai dato nessun tipo di problema tanto meno chiamavano per lamentarsi. In questo edifico l’ascensore è rimasto bloccato per alcune settimane, ho ricevuto la telefonata di tutti ma non la loro. Stiamo facendo anche dei lavori di bonifica dall’amianto abbiamo chiesto la collaborazione di tutte le famiglie ma loro non li ho mai visti». Un riserbo e un’educazione che – secondo gli abitanti della zona - contrastano con quanto avvenuto e a cui gli inquirenti dovranno dare risposte. •

Marta Giansanti
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