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21.03.2019

Corriere della
droga: «Ma
per i figli»

La 25enne è stata fermata dalla polizia che l’aveva notata camminare per strada
La 25enne è stata fermata dalla polizia che l’aveva notata camminare per strada

Gli agenti di polizia lo scorso 9 novembre l’avevano vista camminare faticosamente nei pressi della stazione ferroviaria di Brescia. A tracolla portava un borsone a prima vista molto pesante. I poliziotti avevano deciso di fermarla per controllarla. La donna, una ragazza nigeriana di 25 anni senza fissa dimora, si era subito dimostrata molto agitata. Gli agenti hanno capito che la ragazza aveva qualcosa da nascondere e hanno voluto vederci chiaro E’ bastato aprire la borsa per capire il perché di tanto nervosismo. All’interno c’erano infatti 4 involucri ben chiusi.

NONOSTANTE l’attenzione messa nel sigillare i pacchetti l’odore aveva tradito il contenuto della borsa. Dentro quegli involucri erano stati pressati oltre quattro chilogrammi di marijuana. Ai polsi della donna erano immediatamente scattate le manette quindi era stata portata in questura per l’identificazione. Per la 25enne, incensurata e in Italia da qualche tempo, si erano aperte le porte del carcere di Verziano.Le indagini coordinate dal sostituto procuratore Claudia Passalacqua si sono concluse all’inizio di gennaio con la richiesta di giudizio immediato che il gip Alessandra Di Fazio aveva concesso alcuni giorni dopo. La nigeriana, che non aveva potuto negare le proprie responsabilità, agli inquirenti non avrebbe fatto il nome delle persone che le avevano consegnato il carico di «erba» (le successive analisi tossicologiche hanno evidenziato un principio attivo di poco più di 376 grammi) né avrebbe fornito dettagli interessanti sui destinatari dello stupefacente.

IERI si è celebrato il processo e per la 25enne africana è arrivata la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione. La procura aveva chiesto dodici mesi di carcere in più. Nel corso dell’udienza la 25enne ha voluto spiegare i motivi che l’hanno portata a trasformarsi in un corriere della droga. «L’ho fatto perché avevo bisogno di soldi - ha spiegato al giudice la 25enne sentita con un interprete - In Nigeria vivono i miei due figli. Entrambi sono malati e per le cure servono parecchi soldi. Non sapevo come fare e allora mi sono prestata a fare questa consegna. Non sono una trafficante. L’ho fatto per necessità». La giovane ha inoltre ricordato il suo arrivo in Italia. «Sono venuta qui con la promessa di potere avere un lavoro - ha spiegato al giudice la 25enne - Mi sono invece trovata costretta a prostituirmi sulla strada per restituire il denaro a chi mi ha aiutato ad arrivare in Italia. Poi alla fine dello scorso anno ho dovuto dire sì a chi mi ha chiesto di fare quel trasporto. Avevo la possibilità di guadagnare qualche soldo in più per i miei figli». La scelta non ha pagato: da novembre si trova infatti in una cella di Verziano e lì dovrà rimanere ancora per un po’ visto che non ha un domicilio dove poter scontare la pena.

Paolo Cittadini
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