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18.05.2019

«Così gli indumenti usati diventano valore»

Sono ben 510 i contenitori gialli installati in ogni angolo della provincia, presenti in ben 89 comuni
Sono ben 510 i contenitori gialli installati in ogni angolo della provincia, presenti in ben 89 comuni

L’attività di raccolta differenziata di indumenti usati promossa sul territorio bresciano dalla cooperativa Cauto in sinergia con la Caritas Diocesana compie vent’anni. Frutto di un progetto orientato all’inclusione sociale, all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e alla sostenibilità ambientale, il sistema di recupero, conferimento, vendita e riciclo di abiti e calzature dismessi ha permesso di trasformare un prodotto classificato come rifiuto in risorsa per la comunità e l’ecosistema, garantendo un risparmio medio annuale di 16 miliardi di litri d’acqua (quelli che sarebbero necessari allo smaltimento) e una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera pari a 10 milioni di chilogrammi. Attualmente sono ben 510 i contenitori gialli installati in ogni angolo della provincia, presenti in 89 Comuni grazie alla sottoscrizione di convenzioni gratuite con le amministrazioni o con enti privati, parrocchie e oratori: affidato talvolta in concessione esclusiva, tramite l’adesione alla Rete RIUSE il servizio di prelievo gode di una certificazione di qualità ed è regolato da severi criteri finalizzati a garantire la trasparenza dell’intera filiera e la destinazione solidaristica dei proventi. «L’aderenza a un protocollo di gestione etica è fondamentale sia per distinguere le raccolte solidali da quelle con fini di lucro sia per aiutare i potenziali donatori a non essere ingannati dalla presenza di cassonetti abusivi», ha spiegato Michele Pasinetti, direttore generale di Cauto. SOLTANTO lo scorso anno sono stati recuperati 2 milioni e 785 mila chilogrammi di materiale, il quale viene in larghissima parte venduto ad aziende specializzate nel trattamento di tessuti e filati in possesso di un marchio etico - il 9% dei vestiti rappresenta la prima scelta in grado di trovare immediata ricollocazione sul mercato e di rendere economicamente redditizio l’intero processo - e soltanto in misura minore (circa il 3,5% del totale) selezionato dagli stessi operatori di Cauto nell’apposito laboratorio protetto: in tal caso i capi in buono stato vengono destinati alla vendita nel negozio Spigolandia di via Mantova, in cui non solo si sperimentano pratiche alternative al consumo usa e getta ma si danno anche opportunità di lavoro ai soggetti fragili individuati dalla Caritas. Il ricavato della vendita è sempre stato reinvestito per scopi sociali, ma a partire dal 2008 i proventi che Cauto ha devoluto a Caritas (535mila euro) sono stati utilizzati per sostenere l’iniziativa Mano Fraterna, che attraverso accordi con le aziende ha avviato 292 percorsi occupazionali riservati a persone a rischio di esclusione. Coerentemente con la filosofia circolare sposata dalla cooperativa di via Buffalora, i derivati hanno inoltre dato respiro ad altri ambiziosi progetti interni: la Dispensa Sociale, il servizio che si fa carico di recuperare le eccedenze alimentari dai supermercati della grande distribuzione organizzata e di destinarle alle associazioni che operano a fianco dei bisognosi, ha beneficiato nel 2018 di un contributo di oltre 58mila euro (ripartito su 220 realtà caritative a vantaggio di 7mila individui). Sempre nell’anno passato, l’intesa con Caritas ha determinato la distribuzione alle famiglie in difficoltà di oltre un migliaio di buoni spesa del valore di 5 euro da spendere per l’acquisto di oggetti per la casa o di vestiti nel punto vendita Spigolandia. Tra i progetti orientati al futuro spicca «Ri-Vesti il mondo di valore», che Cauto ha sposato nel 2014 con l’obiettivo di educare le giovani generazioni al riciclo e al rispetto dell’ambiente: la micro raccolta di indumenti usati avviata in 22 scuole primarie della provincia ha coinvolto quest’anno oltre 4mila e 600 alunni e generato 2mila e 500 chilogrammi di materiale. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Vitacca
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