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21.01.2020

Così i manager
della mafia fanno
affari nel Bresciano

I clan  riciclano  il denaro illecito in negozi e attività di lusso Le infiltrazioni nel mondo degli appalti non risparmiano Brescia
I clan riciclano il denaro illecito in negozi e attività di lusso Le infiltrazioni nel mondo degli appalti non risparmiano Brescia

Saranno mafiosi». Come nei casting di reality e talent-show, c’è una pletora di aspiranti camorristi organizzati in bande, giovani che magari non hanno legami con le organizzazioni criminali ma che agiscono con la stessa violenza, aggredendo e bullizzando i coetanei. La Direzione investigativa antimafia - che ha presentato al Parlamento la nuova relazione semestrale - parla di una vera e propria «accademia della criminalità», un percorso di formazione finalizzato a scegliere i capi del futuro. Il dossier sui risultati conseguiti nel primo semestre 2019 analizza una serie di segnali spia degli attuali «comportamenti criminali» delle consorterie, profilandone, al contempo, le possibili linee evolutive. La Lombardia è la «piazza» nazionale di riferimento delle cupole mafiose: la presenza di scali aerei e vie di comunicazione la rendono un punto nevralgico per i traffici illeciti. IL SETTORE degli stupefacenti resta il primario canale di finanziamento. Un comparto radicato in Lombardia - nel 2018 è stato registrato il 16,02% delle operazioni svolte su tutto il territorio nazionale, il 7,21% delle sostanze sequestrate e il 14,05% delle persone segnalate all’autorità giudiziaria -, dove operano non solo narcotrafficanti di matrice mafiosa, ma anche altre cupole italiane e straniere. Venendo alla mappatura criminale del territorio lombardo, l’azione di contrasto di magistratura e polizia giudiziaria ha registrato, nel corso degli anni, l’operatività di 25 locali di ‘ndrangheta, di cui uno a Lumezzane. In tutta la Lombardia la criminalità organizzata calabrese è quella che, più di altre, ha messo radici. Tra le attività tradizionali, il narcotraffico internazionale resta il primario settore di interesse del brand ‘ndrangheta. È del 13 giugno 2019 l’operazione «Edera», conclusa con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 31 indagati per associazione finalizzata al traffico e alla detenzione di sostanze stupefacenti. A Milano, Bergamo e Brescia, tra febbraio e maggio 2011, hanno operato i componenti del ramo lombardo del sodalizio, accusati di aver smerciato carichi di cocaina, tra cui una partita giunta nel febbraio 2011 dalla Calabria a Rudiano, fornita da un componente della famiglia sanlucota dei Giorgi-Ciceri, il quale importava cocaina dal Sudamerica tramite due latitanti calabresi, poi catturati nell’aprile 2013 in Colombia. Di particolare rilievo anche l’operazione «Papa», conclusa l’11 marzo 2019 dai Carabinieri di Bergamo con l’esecuzione di un provvedimento restrittivo, su richiesta della Dda di Brescia, nei confronti di 16 persone responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento a seguito d’incendio, riciclaggio e frode. L’inchiesta ha evidenziato l’infiltrazione del gruppo criminale in vaste aree del nord Italia, nel settore del commercio di prodotti ortofrutticoli, realizzata attraverso un’offerta di servizi ad alcuni settori del mondo imprenditoriale particolarmente sensibili al metodo mafioso. Sebbene meno visibile nel territorio lombardo, la criminalità organizzata siciliana e quella campana non sono da ritenersi meno influenti di quella calabrese, per importanza e per capacità di penetrazione. Il 13 febbraio 2019 la Dia di Caltanissetta ha eseguito un provvedimento cautelare reale nei confronti di due coniugi residenti a Lonato. L’uomo, sorvegliato speciale e fiancheggiatore del clan gelese dei Rinzivillo, è stato indicato dagli inquirenti come «imprenditore e consulente finanziario specializzato in molteplici settori finanziari, totalmente asservito alle relative esigenze operative». Il suo ruolo era quello di intessere una rete di imprese «pulite», riciclando denaro proveniente dalle attività illecite. Tra i prestanome figurava anche la moglie, intestataria di attività commerciali. Il provvedimento ha riguardato attività con sedi a Roma, Gela, ma soprattutto a Milano e Brescia, auto di lusso, denaro e titoli depositati in istituti di credito lombardi e siciliani, per un valore di circa 15 milioni di euro. I beni scoperti nel Bresciano ammontavano a circa 6 milioni. Aveva invece stabilito la sede di una holding a Milano, nela notissima via Montenapoleone, un imprenditore residente in provincia di Brescia, «contiguo» al clan Rinzivillo di Cosa nostra gelese, per conto del quale riciclava capitali. L’affiliato aveva costituito una galassia di società attorno alla holding, operanti nei settori della consulenza amministrativa, finanziaria e aziendale, della sponsorizzazione di eventi e del marketing sportivo, del noleggio di autovetture e mezzi di trasporto marittimi e aerei, del commercio all’ingrosso e al dettaglio di prodotti petroliferi, di studi medici specialistici, della fabbricazione di apparecchiature per illuminazione e della gestione di bar. Tra i beni sequestrati persino un quadro risalente al XVII secolo del maestro fiammingo Jacob Joardens, stimato 6 milioni di euro. CRIMINALITÁ STRANIERA. Nel territorio lombardo la criminalità straniera ha diversificato le attività illecite, come traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e delitti contro il patrimonio. Consistenti anche i fenomeni di clan multietnici che hanno assorbito anche la criminalità italiana. Tra le indagini che hanno riguardato, nel primo semestre 2019, le matrici straniere, spicca l’operazione «Foreign Fighters» coordinata dalle Dda di Brescia e Cagliari. L’inchiesta si è conclusa il 10 maggio 2019 con l’arresto di dodici cittadini siriani e marocchini affiliati a due distinti gruppi criminali attivi in Lombardia e in Sardegna. Gli arrestati sono stati ritenuti responsabili di associazione per delinquere con finalità di terrorismo, intermediazione finanziaria abusiva, riciclaggio e raccolta di fondi finalizzata al finanziamento delle attività dell’Isis. SECONDO la ricostruzione degli inquirenti, almeno due milioni di euro sarebbero stati raccolti e trasferiti all’estero con il sistema dell’hawala, destinati al finanziamento del gruppo jihadista salafita armato Al Nusra o Jabhat Fateh al Sham. La vocazione transnazionale delle organizzazioni straniere è emersa anche dagli esiti dell’operazione «Metropolis», conclusa il 26 febbraio 2019 dai Carabinieri di Brescia con l’arresto di 30 cittadini albanesi, 2 tunisini e 7 italiani, specializzati nel traffico e nello spaccio di stupefacenti nella zona del bresciano, a Milano, La Spezia e Venezia, con estensione delle attività illecite in Olanda. Il 23 gennaio 2019 la Corte di Assise di Brescia ha condannato una cittadina nigeriana per sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù. Ospitava ragazze, giunte dall’Africa, costringendole a prostituirsi per riscattare la loro libertà, ricorrendo a diversi strumenti di coercizione, anche psicologici. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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