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23.10.2020

«Così è la morte
delle nostre
attività»

Le chiavi buttate simbolo della protesta in piazza ArnaldoI dipendenti e i titolari dei locali bresciani con i lumini in mano SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio Cattina
Le chiavi buttate simbolo della protesta in piazza ArnaldoI dipendenti e i titolari dei locali bresciani con i lumini in mano SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio Cattina

Un colpo all'occhio, ma soprattutto al cuore. Oscurati i riflettori sulla «Mille Miglia», si accendono quelli sul commercio cittadino. Una luce fioca e debole però, che rischia di spegnersi per sempre. È la preoccupazione dei tanti titolari e dipendenti di bar e ristoranti che ieri sera hanno manifestato contro gli ultimi provvedimenti anti-Covid adottati. DECINE DI LUMINI votivi hanno illuminato la notte di piazzale Arnaldo: simbolo di una città viva ma che rischia di non farcela a superare le ulteriori restrizioni. Un dramma che coinvolge i protagonisti del settore di tutti i quartieri e dell'intera filiera. Un finale tragico preannunciato dagli addetti ai lavori a seguito dell'ordinanza regionale con l'imposizione del coprifuoco a partire dalle 23. Un intervento della Lombardia che ha portato il sindaco Emilio Del Bono a revocare, con effetto immediato, le disposizioni (che dovevano essere in vigore fino al 31 gennaio) sulla modifica degli orari di somministrazione di cibo e bevande sul territorio comunale. Il provvedimento, firmato da Attilio Fontana martedì pomeriggio, ha causato un'escalation di malcontenti culminati ieri sera con il «funerale» dei locali. In molti si sono riuniti sotto l'ombra della statua del religioso bresciano. Una manifestazione pacifica in forma statica per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla complessa situazione a cui devono di nuovo far fronte, dopo il lockdown dei mesi passati e le interminabili misure antimovida che, a più riprese, hanno penalizzato i loro affari. E ora, dopo un periodo di difficoltà che sembra non avere termine, rischiano di morire. Un momento molto partecipato seguito dalla consegna delle chiavi delle attività, gettate dentro un bidone dell'immondizia, a simboleggiare «la fine di tutto a causa di un'infopandemia che terrorizza e porterà alla morte del territorio e alla chiusura irrimediabile di troppi esercizi pubblici». AL TERMINE del presidio una piccola delegazione ha raggiunto Palazzo Loggia. Ceri accesi e striscioni sono stati lasciati proprio davanti il portone della casa di tutti i cittadini insieme alle chiavi «cestinate». Un modo per puntare l'attenzione su un comparto la cui incognita nel futuro pesa come un macigno sui piccoli imprenditori e sui loro dipendenti. Un messaggio indirizzato al mondo politico locale e di tutti i livelli: striscioni per chiedere «aiuti veri e non false promesse», perché il «lockdown alle 23=morte della ristorazione» e perché nonostante siano stati «aperti da maggio la causa dell'aumento dei contagi» non è da ricondurre a loro. Si domandano, a più riprese, con cosa pagheranno i collaboratori e le varie spese mai venute meno: Tasi, Tari e affitti. Intanto cala di nuovo il sipario sulla città. Alle 23 le saracinesche si abbassano, gli ultimi cittadini si rinchiudono in casa e su Brescia torna a regnare un silenzio surreale.

Marta Giansanti
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