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07.07.2020 Tags: Brescia

Covid nei macelli: «Nessun focolaio a Brescia»

Nessuno focolaio in macelli, allevamenti di suini o salumerie bresciani. Claudio Sileo, direttore generale di Ats Brescia, assicura: «Ad oggi sul territorio non sono stati riscontrati casi, pertanto non è stata attivata alcuna indagine». L'apprensione per le notizie arrivate da Mantova, dove in 5 macelli e salumifici tra Viadana e Dosolo sono stati trovati 68 lavoratori contagiati da Sars-Cov-2 (per la maggior parte asintomatici o con pochi sintomi), cede quindi il passo alla rassicurazione. Fermo restando «che qualora sorgessero casi/focolai sarà cura dell'Agenzia intervenire rapidamente». «TUTTI gli stabilimenti che trattano alimenti di origine animale hanno sviluppato, nel rispetto delle norme nazionali, procedure per contenere il rischio di eventuali contagi – continua Sileo - il personale veterinario, che effettua attività di ispezione e vigilanza nelle stesse strutture, opera in stretto raccordo con il Servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro (Psal) al quale ha il compito di segnalare il mancato rispetto delle indicazioni previste, per successivi approfondimenti». L'attenzione resta alta, quindi. Non potrebbe essere diversamente visto che a febbraio, l'onda epidemica è arrivata a travolgere Brescia proprio dalle zone racchiuse tra Mantova, Lodi e Cremona. Province nelle quali è concentrato l'allevamento di suini all'interno di una regione leader a livello nazionale con oltre 4 milioni di capi allevati. Lombardia ed Emilia Romagna detengono, insieme, i due terzi della produzione nazionale. Seguono Piemonte e Veneto. Una pura coincidenza il fatto che le stesse quattro regioni siano le più colpite dal Covid: lo sottolineano Ats Brescia, spiegando che «non sussiste trasmissione del virus tra suini e umani e tra suini ed altri animali» e il veterinario Antonio Lavazza, responsabile del reparto di Virologia dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna. «Associazione fin troppo semplice ma lascia il tempo che trova - spiega -: in pianura padana c'è il maggior numero di allevamenti di ogni tipo e la maggior densità abitativa d’Italia. Inoltre in Germania uno studio sperimentale ha evidenziato che i suini non sono sensibili all’infezione da Sars-Cov-2». Il macello, spiega, è un luogo con condizioni «predisponenti» indipendentemente dal tipo di carni trattate. Innanzitutto l’ambiente: «I virus sopravvivono meglio in assenza di luce e a basse temperature». C’è poi la «commistione di lavoratori di diversa nazionalità» che favorisce «un rimescolamento dei contatti» dovuto a viaggi nei paesi d’origine. Se a ciò si aggiunge «il lavoro a catena» e un allentamento delle misure di sicurezza, il gioco è fatto. «Il contagio non è legato alla presenza del virus all'interno delle carni o della specie di animale - chiarisce Lavazza -. Va tenuto presente anche il rigido sistema di controlli veterinari che fa arrivare al macello solo animali considerati sani nella visita ante mortem». DI FARE TEST anti-Covid agli animali non se ne parla. Se un rischio di contagio c’è è da uomo a uomo. «Le uniche specie per le quali sono state emanate direttive di sorveglianza sono gli animali di compagnia e i visoni. Ma parliamo di eventuali contagi da uomo ad animale (zoonosi di ritorno). Ci sono stati dei casi sospetti e sono stati sottoposti ad analisi ma non c’è evidenza che cani o gatti infettatisi abbiano sostenuto un’ulteriore diffusione per contatto orizzontale, né ad altri animali e tanto meno verso l’ uomo. Qualcosa di simile è accaduto soltanto con i visoni in Olanda: negli allevamenti ci sono stati numerosi casi di positività con trasmissione orizzontale tra visoni, e almeno un paio operatori di allevamenti si sarebbero infettati dal visone. In Italia il ministero della Salute ha emanato delle circolari relative alla sorveglianza per gli allevamenti di visoni, che da noi sono molto più rari. A oggi non c’è una evidenza concreta di positività in animali. Noi abbiamo ricevuto campioni da cani e gatti, ma senza riscontri». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Buizza
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