CHIUDI
CHIUDI

20.08.2019

Crisi di Governo,
la palla anche
ai bresciani

Marina Belinghieri (Pd)Adriano Paroli (Forza Italia)Simona Bordonali (Lega)Stefano Borghesi (Lega)L’aula di Palazzo Madama dove oggi interverrà il presidente del Consiglio,  Giuseppe Conte
Marina Belinghieri (Pd)Adriano Paroli (Forza Italia)Simona Bordonali (Lega)Stefano Borghesi (Lega)L’aula di Palazzo Madama dove oggi interverrà il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Oggi è una giornata cruciale, sarebbe esagerato dire per la Repubblica, rotta a tutte le stranezze e le alchimie politiche immaginabili e non, certamente per questo governo. Un governo nato sul sottile crinale del cosiddetto Contratto per il cambiamento, ora ridotto a carta straccia, definitivamente finito in un cestino perchè, se anche un governo gialloverde dovesse risorgere dalle ceneri, non sarà mai su medesimi presupposti. Ma come era un esempio di ardita ingegneria istituzionale il governo gialloverde, così è astrusa, per qualcuno grottesca, la crisi in corso. E che a Roma anche una pattuglia di parlamentari bresciani è pronta a certificare, anche se differenti sono le aspettative e le valutazioni. PER STEFANO Borghesi, senatore, e per Simona Bordonali, deputata, entrambi leghisti, la ragione dello strappo di Salvini è presto detta, ed è, a parer loro, assolutamente condivisibile: «I voti differenti dell’8 agosto sulla Tav», quello è stato il punto di non ritorno, per Borghesi. Bordonali allarga il discorso: «E’ stato il no sulla Tav con la mozione dai 5S nonostante fosse acclarato che i costi dell’abbandono del progetto erano maggiori dell’opera. Ma prima ancora, tutti i no pronunciati dai Cinquestelle negli ultimi mesi, dopo una luna di miele del governo durante la quale si era lavorato bene», dice Bordonali. Secondo Borghesi la strada maestra è «andare al voto», una ricomposizione con Di Maio nè auspicabile nè possibile «dopo quanto dichiarato da Grillo». Con i parlamentari leghisti inutile pronunciare la parola retromarcia: «E’ soprattutto una forzatura giornalistica, Salvini si è limitato a dire che tiene il cellulare acceso», afferma Borghesi. E Bordonali: «C’era da smascherare l’inciucio tra Cinquestelle e Pd che si stava profilando». «Il paradosso - aggiunge - di un accordo giallorosso è che un partito perdente come quello di Zingaretti andrebbe al governo». «UNA SITUAZIONE tragicomica»: la vede così la deputata pd Marina Berlinghieri. «Non si era mai visto uno innescare la crisi rivendicando pieni poteri da una spiaggia e poi fare retromarcia e dire che non molla il Viminale. Innescare una crisi ma non ritirare neanche un ministro». Nessuno scandalo dovesse nascere in Parlamento una maggioranza M5S-Pd: «Troppe volte ci si dimentica che siamo una democrazia parlamentare. E che il Pd è il secondo partito. Su una cosa concorda con i colleghi leghisti, Berlinghieri: «La cosa più probabile è che Conte oggi faccia le sue comunicazioni e poi rimetta il mandato a Mattarella». Ma aggiunge: «Sarebbe grave rimanere senza un governo a lungo con le scadenze che ci sono da qui a fine anno. Ed è quello che accadrebbe se andassimo al voto in autunno». Adriano Paroli è partito ieri per Roma per essere oggi al suo posto in Senato ad ascoltare Conte. «Ho visto di tutto, ma mai un ministro che presenta una mozione di sfiducia, e nessuno dei ministri del suo partito che si dimette». Per il senatore di Forza Italia che tutto quello che è successo sia opera di Salvini è fuori discussione, «ed è un regalo a Cinquestelle e Pd, un partito in crisi di consenso e uno che era fuori da tutti i giochi e che Salvini ha fatto rientrare. Due partiti che ora devono solo trovare la formula per raccogliere quel regalo». Un nuovo contratto? A Berlinghieri non piace chiamarlo così, «è una alleanza, come ce ne sono state tante», dice. Paroli, pur non tifando per una partecipazione di Forza Italia ad un esecutivo giallorosso, neppure con un appoggio esterno («dobbiamo stare all’opposizione) sottolinea: «Perchè stupirsi di un governo giallorosso e non stupirsi di uno gialloverde. Quanto a cose in comune...». Ricorda che governare nei prossimi anni, significa essere a palazzo Chigi quando si sceglierà il commissario europeo, il presidente della Repubblica e i vertici di Enel, Eni, Terna e Leonardo. E i parlamentari bresciani del Cinquestelle che hanno da dire? Ieri erano irrintracciabili, come capita spesso. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1