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11.07.2020 Tags: Brescia

«Cultura, una sfida da sei milioni di euro»

Arte, storia e cultura: così Brescia si prepara a essere nel 2023 la Capitale italiana della cultura insieme a Bergamo, con  un impegnativo progetto ad ampio respiro
Arte, storia e cultura: così Brescia si prepara a essere nel 2023 la Capitale italiana della cultura insieme a Bergamo, con un impegnativo progetto ad ampio respiro

Brescia e Bergamo unite nel dolore e nella tragedia ma anche nella sfida per essere nel 2023 Capitali della cultura. Tutto questo in un anno che sarà ricordato come quello della grande pandemia. Emilio Del Bono, sindaco di Brescia: questo è un riconoscimento per le vittime del Covid o qualcosa di più? «L’obiettivo è quello di far conoscere la nostra città e la sua ricchezza storica e culturale sfatando la leggenda che Brescia sia una “città ricca ma ignorante“ come disse Romano Prodi negli anni Ottanta dopo una visita qui». E allora? «E allora Brescia non è ignorante o non lo è più pur rimanendo una città ricca. Anche perchè vorrei citare un altro giudizio, questa volta di Philippe Daverio, che ha descritto Brescia come una piccola enciclopedia urbana dove le stratificazioni della storia, e dunque la sua cultura, si possono vedere in pochi metri». E il gemellaggio con Bergamo da cosa nasce oltre che dalla comune tragedia dei mesi scorsi? «Da una comune sensibilità culturale, dal ruolo strategico che le due città ebbero durante la Serenissima e dal fatto che furono il traino del Risorgimento». Veniamo ai progetti che state studiando in vista del 2023. Come vi state preparando all’appuntamento? «Il primo passo è la riqualificazione del nostro patrimonio artistico e culturale che per altro stiamo già avviando. Penso per esempio alla Pinacoteca dove stanno per partire i lavori di copertura in cristallo del patio, e penso anche al ritorno in città della Vittoria Alata nella sua sede naturale che è il parco archeologico che ricordo è il più grande del Nord Italia. Ma c’è anche dell’altro: un progetto per la nuova sezione romana del museo di Santa Giulia e un camminamento Unesco, del tutto gratuito, che dal Capitolium attraverso il teatro romano porterà appunto a Santa Giulia dove si entrerà direttamente dal giardino». Tutti programmi di cui si era già discusso. La vera novità quale dovrebbe essere allora? «Brescia non ha mai avuto un museo del Risorgimento. Lo stiamo pensando e abbiamo individuato anche la sede che dovrà essere una porzione del Castello. E infine, il completamento del Musil e la definitiva sistemazione di via Milano con il teatro che nascerà al posto dell’Ideal e che verrà dedicato ad una grande figura della cultura cittadina, ovvero Renato Borsoni». Chi paga tutto questo, solo la città? «Noi abbiamo chiesto e continueremo a chiedere l’aiuto della Regione. Quanto al Comune abbiamo calcolato una spesa che varia dai cinque ai sei milioni di euro». Il punto critico pare essere ancora quello relativo al Castello che sembra essere poco fruibile da parte dei bresciani. A che punto è arrivato il progetto per la teleferica o l’ascensore che doveva portare da Fossa Bagni i visitatori sul Cidneo senza costringerli a raggiungerlo a piedi o in macchina? «Il progetto è li, per ora. La prima cosa che faremo, sempre da Fossa Bagni, sarà un percorso per i disabili che altrimenti avrebbero enormi difficoltà a visitarlo. L’altra idea è quella di utilizzare mini autobus elettrici con partenze da San Faustino e da piazza Arnaldo». Come gestirete con Bergamo l’evento? «Ci sarà un comitato direttivo integrato poi ognuna delle due città avrà un comitato organizzativo che si occuperà dei singoli progetti e delle manifestazioni. Con una premessa, almeno per quel che riguarda Brescia: valorizzare la vivacità e il patrimonio culturale della nostra città. Questo è l’obiettivo che ci preme di più». Insomma, Romano Prodi si sbagliava con quel giudizio... «Penso proprio di sì e da allora la città è cresciuta culturalmente pur rimanendo, come dicevo, ricca». •

Riccardo Bormioli
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