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18.10.2020 Tags: Brescia

«Dad», scuole alle prese col rebus della distanza

Nuove disposizioni che impongono la Dad ma il dibattito è aperto
Nuove disposizioni che impongono la Dad ma il dibattito è aperto

L’irriducibile Gigli di Rovato (licei e corsi professionali), da domani avvierà la didattica a distanza, a seguito dell’ordinanza regionale. Ieri sono state prese in esame le varie opzioni: o classi dimezzate in parte a scuola, in parte a casa ad ascoltare il «prof», o turnazioni di vario genere. «Sarà comunque un 50%. Credo che la questione principale saranno i laboratori del professionale, difficili da gestire da remoto. Quanto allo sfasamento di 20 minuti degli ingressi, adottato sin qui, rimarrà perché evita gli assembramenti» dichiara il dirigente Davide Uboldi. Cambiamenti sono in vista anche al Fortuny che comprende pure l’ex Moretto. Lì, con ampi spazi e ingressi sfalsati, la didattica a distanza è stata applicata solo a una classe in quarantena. Ma giovedì, con i rappresentanti dei genitori, via internet si discuterà l’introduzione di un nuovo assetto. Probabilmente tre giorni in presenza, con calendarizzati tutti i laboratori, e tre in assenza, al computer. «Gli aggiornamenti tecnici sono già stati fatti» informa il preside Giampietro Poli. Erano questi fra i pochissimi istituti della provincia con tutti gli studenti a scuola. Al Polivalente valsabbino, ad esempio, dalla prossima settimana nella sede di Vobarno comincerà l’asincrona, ovvero lezioni interattive ma registrate che si sommeranno alla «dad» per raggiungere il fifty-fifty come a Idro. «Per noi sono questioni peggiori la mancanza di insegnanti, in particolare di sostegno, e i banchi promessi, mai pervenuti», sottolinea la preside Maurizia di Marzio. Al Pascal di Manerbio addirittura per le prime tre settimane si è rimasti per intero online. Solo dalla quarta si è passati a una settimana a scuola e una a casa. «Funziona piuttosto bene», riferisce la dirigente Paola Bonazzoli. «Grazie alla prefettura e all’agenzia Tpl siamo partiti in aprile con il confronto, molto più avanti di tanti altri territori - commenta Giuseppe Bonelli, a capo dell’Ufficio scolastico - Per Brescia non ci sono grandi novità nell’ordinanza del presidente Fontana, vedremo il prossimo Dpcm. Quanto all’ipotesi del pomeriggio, con l’arrivo al mattino in due momenti ci sono già classi che escono alle 15 o alle 16: mi pare più che sufficiente. E’ indubbio che con il nuovo anno e l’aumento della mobilità complessiva i rischi non potevano che aumentare. Il vero punto dolente, io credo, non è la scuola con il suo rigore e il tracciamento, ma altri luoghi di aggregazione dove i ragazzi si sentono più liberi. Tornare a lasciar fuori gli studenti delle superiori spero sia l’ultima ratio, o la pagheremo fra qualche anno. E potrebbe ingenerarsi nei giovani l’idea che la scuola si può fare ma anche no». SI PUNTA sulla scuola, come elemento debole, più facile, meno costoso. E’ quanto ritengono i dirigenti, un po’ tutti. Ci sono istituti dove ulteriori differenziazioni sugli orari non sono ritenute possibili. «Già finiscono alle 14 con il serale che inizia alle 18.30 e la sanificazione di mezzo. Alcuni finiscono anche più tardi al liceo artistico: a che ora li mando a casa?» si chiede Laura Bonomini del Tartaglia-Olivieri. E aggiunge: «Utilizzare mattino e pomeriggio è possibile solo alle elementari; alle secondarie con tanti docenti, magari nominati su due scuole, sarebbe un rebus. Alla qualità della didattica ci pensiamo?». •

Magda Biglia
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