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17.04.2019

Dal Duomo a San Faustino chiese sorvegliate speciali

In Italia gli edifici di culto non sono soggetti alla normativa di sicurezza antincendio. Ma questo non significa che siano più a rischio di altri edifici. Anche se sono antichi, realizzati con largo uso del legno, vi si brucino candele ma vi siano anche impianti alimentati da corrente elettrica. I controlli, infatti, sono obbligatori per le attività elencate nel decreto ministeriale 16 febbraio 1982, che non accenna a questi edifici, che non hanno quindi neppure una norma di riferimento. Come non sono obbligatori estintori, nelle chiese non è necessario rispettare le regole sulla capienza massima di persone oppure sulla presenza di un certo numero di uscite di sicurezza. Il caso di Notre Dame non smentisce la scelta di inserire le chiese in una categoria a basso rischio. Lo dimostra il fatto ad esempio che di casi di chiese distrutte dalle fiamme, o comunque interessate da focolai, ce ne sono pochissimi nella nostra provincia. IN CURIA ricordano quello di San Lorenzo Martire a Manerbio della fine degli anni Ottanta. Un disastro, le ferite sono rimaste aperte a lungo, praticamente fino all’inaugurazione del restauro dell’organo di un paio di anni fa. Ma di altri casi non vi è traccia. Sant’Agata in città venne distrutta, ma era il 1184! Non è il caso di risalire così indietro. Anche se l’incendio di Notre Dame sembra appartenere ad altre epoche storiche. Il comandante dei Vigili del fuoco di Brescia, Agatino Carrolo, conferma che il livello di rischio però cresce se sono in corso lavori di restauro. In questo caso l’attenzione non solo deve essere maggiore, lo è effettivamente: la ditta che svolge attività di manutenzione deve redarre un documento di valutazione dei rischi. In provincia di Brescia sono diciotto le chiese che si stanno sottoponendo o si sottoporranno nei prossimi mesi ad interventi di riqualificazione: a Cailina di Villa Carcina, la parrocchia di S.Michele arcangelo, a Urago d’Oglio S. Lorenzo, a Toline di Pisogne la parrocchia di S. Gregorio Magno, San Rocco a Rodengo Saiano, località Padergnone, San Giovanni Battista a Pescarzo di Breno, a Iseo la parrocchia di S.Andrea apostolo, S. Maria assunta a Mura, Santa Maria della Neve a Piazze di Artogne, Santo Stefano protomartire a Costa Volpino, San Giorgio martire a Bovegno, a Castelletto di Leno la parrocchia della Trasfigurazione di nostro Signore, S. Apollonio a Prestine, Sant’Afra in Sant’Eufemia a Brescia, a Degagna di Vobarno la Chiesa sussidiaria dei santi Gervasio e Protasio e infine San Lorenzo a Verolanuova. ALTRO DISCORSO invece vale per gli edifici sottoposti a tutela, gli edifici cioè di prestigio per arte e storia. Questi, a differenza delle chiese, sono vincolati alle norme di sicurezza antincendio. Norme che tengono conto del fatto che questi beni e il loro contenuto sono degni di particolare attenzione. Progetti e sopralluoghi di sicurezza in questi casi si trovano difronte al problema di conciliare la sicurezza con particolari condizioni artistiche degli edifici. Per questo sono previste deroghe alle direttive. La presenza di ampie parti in legno li rende più vulnerabili di immobili più recenti. Ma come tutti gli altri lo sono in particolare nei mesi tra settembre e aprile. I Vigili del fuoco infatti la grandissima parte maggioranza degli interventi per incendio tetti li fanno in questo periodo in cui sono in funzione gli impianti di riscaldamento. Le uscite per incendio tetti complessivamente in un anno sono circa 300, concentrate però soprattutto nei mesi invernali. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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