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08.12.2019

«Dalla canna allo “speedball” Così la mia vita è sprofondata»

La preparazione di una dose, pensiero che condiziona ogni momento
La preparazione di una dose, pensiero che condiziona ogni momento

Luca ha 22 anni, un cane e sta imparando a suonare il piano. Ma non disdegna l'informatica. In equilibrio tra emozione e razionalità guarda avanti. Ha due grandi occhi scuri, che ti pare di perderti se li osservi troppo a lungo. Il suo sguardo non nasconde il buio che, lentamente, si sta lasciando alle spalle. Ha combattuto contro i suoi demoni e ne porta ancora i segni sul corpo. Prima è stato il fumo, poi l'ecstasy, l'eroina e la cocaina. Una catena di eventi e cattive conoscenze. NON AVEVA ancora 15 anni quando tutto è iniziato. A quel tempo viveva con la mamma e la sorellina più piccola. Il padre, praticamente inesistente. «La prima canna me la sono fatta al parco, con gli amici. Mi faceva divertire. Penso di aver iniziato per noia. Abitavo in un piccolo paese, non c'era mai nulla da fare», racconta. Il passo verso sostanze più forti è stato breve: «È accaduto quando ho iniziato a frequentare i rave party. Il primo è stato a Pavia, era la notte di Halloween. Da lì ho iniziato a farmi il giro di amicizie e usare varie droghe: Mdma e un po' di tutto. L'ecstasy è molto pericolosa, non sai come viene fatta la pastiglia, muoiono diverse persone». Nonostante ciò, ha continuato: «Le droghe sintetiche le prendevo solo quando andavo alle feste, ogni due settimane. Non ti viene da usarle tutti i giorni, stai fuori in modo esagerato». E l’aver visto morire un ragazzo davanti ai suoi occhi, non l’ha fermato. «Aveva preso ketamina, quella sì che è una brutta bestia. Sapevo che quelle sostanze facevano male, ma facevo finta di niente. Però a me la ketamina mi ha sempre fatto paura. Mi faceva pensare alla morte, dava allucinazioni, e mi faceva essere consapevole in terza persona. Il mio amico di feste, invece, la prendeva». I due, sempre uniti nello sballo, si erano conosciuti alla stazione di Brescia: «Eravamo andati a compare l'erba. Ci siamo tirati dentro a vicenda». Luca, ma il tipo di amici che frequenti, fanno la differenza? «Sì - risponde - segnano il percorso». Insieme, i due giovani, hanno conosciuto anche l’eroina e la cocaina. «La gnugna (eroina) la fumavamo spesso. Abbiamo abbandonato feste, per l’eroina. E quando abbiamo conosciuto la cocaina, la nostra vita è totalmente finita. Ti ruba tante cose, il tempo è una di queste». Perché? «Se vuoi avere il tempo per rubare e farti non puoi fare altro. Quando una persona inizia vede la sostanza come un dio. Lasci ogni cosa per lei». Anche in questo caso Luca non riesce a spiegare la sensazione provata. Ma ricorda bene lo «speedball», un mix di eroina e cocaina assunto in vena. «Ho passato due anni d’inferno, ricordo bene cosa mi dava: prima sale la coca e ti dà eccitamento forte, poi l’ eroina abbassa effetto. Un contrasto pericoloso perché il cuore rischia di andare in arresto cardiaco». Per trovare i soldi ha rubato nei supermercati: «Io e il mio amico mettevamo nello zaino otto bottiglie di alcolici al giorno ciascuno da rivendere ad alcuni bar». Ed è arrivato anche l’arresto col processo. Oggi Luca è in cura al Sert con la buprenorfina, sostanza simile al metadone. Il percorso è faticoso, ma sa di aver bruciato il tempo. Tua madre non si è mai accorta di nulla? «Penso di sì, non poteva essere così ingenua. Forse è stata zitta per non stressarmi o perché temeva facessi qualcosa». Oggi, per Luca, è tempo di riflessione: «Ci siamo preclusi tanti bei momenti, per colpa della droga. Ho condiviso esperienze con persone sbagliate, l’ho sempre saputo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

P.BUI.
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