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29.05.2020 Tags: Brescia

«Democrazia, un bene che va salvaguardato»

Nonostante le misure di sicurezza previste dall’emergenza sanitaria i cittadini hanno voluto onorare la memoria delle vittime FOTOLIVEIn Vanvitelliano i discorsi della giornata in diretta sul web
Nonostante le misure di sicurezza previste dall’emergenza sanitaria i cittadini hanno voluto onorare la memoria delle vittime FOTOLIVEIn Vanvitelliano i discorsi della giornata in diretta sul web

Vigilanza democratica. Ne fanno parte la memoria e l’impegno, anche quando tutto sembra perduto; ne fa parte la ricerca di verità che Brescia ha portato avanti in 46 anni, «rendendo giustizia alle vittime, alla città, al Paese», come scrive il volantino della commemorazione della strage. E l’impegno continua perché nulla si può dare per scontato. Lo hanno ribadito gli interventi online trasmessi sullo schermo in Vanvitelliano, divenuto il palco del 2020. «Non abbiamo voluto arrenderci nemmeno al virus, è stato diverso ma ci siamo» ha cominciato il sindaco Emilio Del Bono, imitato da Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria. «Non si deve abbassare la guardia - ha sottolineato a sua volta Anna Maria Furlan, segretario generale nazionale della Cisl - perché la storia ci insegna che a ogni avanzata sociale lo schieramento reazionario risponde con piani di eversione». Furlan ha puntato l’accento sulla crisi del 2008 e sull’attuale «che alla lunga potrebbero dare fiato a derive sovraniste, come già è accaduto in altri Stati europei e negli Usa». Secondo Furlan dal tunnel «si esce solo con un patto sociale fra tutte le parti e tutte le istituzioni e noi non ci stancheremo di tessere coesione, di alimentare speranza, di lottare per la pace, di mirare alla costruzione di un’Europa finalmente casa comune». Per la seconda volta dopo il 2005 ha parlato Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio ucciso quarant’anni fa dalle Brigate Rosse «per il suo coraggio di dire la verità, per la sua opera di salvaguardia della democrazia negli anni della strategia della tensione». «Era scampato- ha raccontato Giovanni- a un attentato dell’estremismo di destra dei Nuclei armati rivoluzionari e non ne aveva parlato molto; dopo l’assassinio di Moro aveva rifiutato la scorta. Ora lui, come altri, come Walter Tobagi, ammazzato il 28 maggio di quello stesso anno terribile, ci lasciano il loro esempio per aiutarci a considerare la politica non solo malgoverno ma la più alta forma di amore e servizio per il prossimo, come disse Paolo VI». IL RIFERIMENTO al pontefice non è stato l’unico da parte di Bachelet, legato a Brescia dalla famiglia della moglie Silvia, dall’amicizia del padre con Franco Salvi e con Cesare Trebeschi, «grande sindaco», recentemente scomparso. Le testimonianze arrivano a giovani come Chiara Zanelli dell’Arnaldo (dove un’epigrafe ricorda Giulietta Banzi Bazoli, insegnante nel 1974) che, durante l’alternanza scuola-lavoro alla Casa della Memoria, ha potuto confrontarsi con l’immensa documentazione che serve a capire l’oggi attraverso il passato. «A capire il senso di cerimonie che non sono retorica perché nascono da studio e confronto, camminano sulla lunga strada della verità per cui è necessario che noi ragazzi prendiamo il testimone». •

Magda Biglia
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