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02.06.2020 Tags: Brescia

Depuratore del Garda, non ci sono piani B

Uno dei cortei contro il  depuratore di Gavardo
Uno dei cortei contro il depuratore di Gavardo

Il progetto della depurazione del Garda non prevede alternative. La scelta di Gavardo e Montichiari non viene messa in discussione. Questo l’esito del tavolo tecnico convocato ieri dal ministero dell’Ambiente, che alimenta la preoccupazione dei sindaci dell’asta del Chiese. La riunione - un’«estensione» della Cabina di regia alla quale hanno partecipato le Regioni Lombardia e Veneto, le due Autorità d’ambito, Arpa, i sindaci di Montichiari, Gavardo e Muscoline, i due tecnici designati dai Comuni, l’Autorità di bacino del fiume Po e i due consorzi di bonifica del Chiese e del Garda-Chiese - ha di fatto stabilito che nei prossimi dieci giorni tutti gli «attori» coinvolti nel progetto di depurazione del Garda sono chiamati a presentare le loro considerazioni e osservazioni tecniche. Dopo di che si procederà ad una riconvocazione della Cabina di regia e, successivamente, all’ultimo tavolo tecnico che chiuderà definitivamente la partita. In sostanza, nell’arco di tre settimane si conoscerà il destino non solo del mega impianto di depurazione del Garda, ma anche del futuro dell’asta del Chiese. Il ministero aveva addirittura ipotizzato che il tavolo si concludesse ieri, ma su richiesta dei sindaci si è arrivati ad una mediazione. «C’È DA SOTTOLINEARE che da parte della quasi totalità degli enti coinvolti c’è una ferma volontà a proseguire l’iter del depuratore sulla base del progetto depositato - dichiarano in un comunicato congiunto i primi cittadini di Montichiari e Gavardo, Marco Togni e Davide Comaglio -. Noi abbiamo invece chiesto una vera “governance“ del territorio con tutte le parti interessate, che fino ad ora sono state escluse e non tenute in considerazione, non solo sul progetto depositato ma anche sulle scelte alternative che per noi rivestono carattere di fondamentale importanza, che sta alla base di tutta questa complicata vicenda. Come sindaci ci limitiamo ad esprimere la preoccupazione che questa apertura ad un tavolo tecnico possa limitarsi a rappresentare un’immagine di facciata. Siamo consapevoli - continuano i sindaci - che con le nostre controdeduzioni tecniche forniremmo già ora importanti elementi di criticità che potremmo far emergere ad iter avviato, in sede di Valutazione di impatto ambientale. Con questo tavolo le istituzioni si giocano la loro credibilità nei confronti dei cittadini, e pertanto ci appelliamo alla responsabilità di tutti gli enti coinvolti, dando per primi il buon esempio». «Immaginavo che la sponda veronese rimanesse ferma sulla sua posizione, come ha fatto fino ad ora, ma mi ha lasciato perplesso il fatto che la Regione Lombardia si sia schierata a favore del progetto Gavardo-Montichiari - aggiunge Comaglio -. La sensazione è che il pacchetto sia già stato confezionato e chiuso. Confidiamo nel ministro, sperando che faccia valutazioni più trasparenti e approfondite». Il sindaco di Muscoline, Giovanni Alessandro Benedetti, sottolinea la provocazione lanciata dalla Regione Veneto: «il tecnico ha fatto un intervento che ci ha lasciato senza parole: ci ha accusato del fatto che sono stati accumulati ritardi nella realizzazione dell’impianto sulla sponda veronese, e ha detto che, nel caso ci fossero problemi con la sublacuale, potrebbero chiederci i danni. Per l’ennesima volta poi abbiamo chiesto lo studio del 2018 del professor Giorgio Bertanza dell’Università di Brescia, che dopo due anni non è ancora stato reso pubblico. Ma come sempre, le risposte sono state evasive». «NON SONO STATE registrate obiezioni tecniche che possano mettere in discussione la fattibilità del progetto - commenta il presidente di Ato, Aldo Boifava -. Solo alcune richieste di approfondimento sugli aspetti qualitativi del Chiese e sugli impatti che quest’opera avrà sul territorio, che verranno valutate al momento opportuno. Alcuni aspetti potrebbero servire per individuare alcuni elementi da prendere in considerazione nell’ambito dello sviluppo del progetto, mentre altri ribadiranno questioni che verranno comunque affrontate nel percorso di approvazione. Le osservazioni in merito al progetto ci consentiranno di rispondere ai quesiti più importanti che preoccupano i cittadini dell’asta del Chiese in relazione alla salubrità del fiume». «Ma siamo solo all’inizio, non alla fine del percorso - precisa il direttore di Ato, Marco Zemello -. Al termine del secondo tavolo partirà il procedimento, che prevede nelle fasi successive il passaggio in conferenza di servizi e l’acquisizione della Valutazione di impatto ambientale. Quando il progetto sarà non solo valutato favorevolmente sul piano ambientale, ma anche approvato definitivamente dalla Provincia, verrà dichiarata l’opera di pubblica utilità ed il gestore dovrà redigere il progetto esecutivo e dare il via alla gara d’appalto». AL TAVOLO TECNICO di ieri è stato ammesso a partecipare, in qualità di auditore, anche Stefano Guarisco, in rappresentanza dei comitati e delle associazioni del Chiese. «Nel progetto non viene valutata la tutela del lago di Garda, finalità che purtroppo passa in secondo piano. Ribadiamo che non c’è nessuna urgenza di dismettere la sublacuale, anche perchè gli enti stessi dichiarano che serviranno dagli 8 ai 10 anni per ultimare i lavori e chiudere la condotta. Ma allora, che emergenza è? La realtà è che con questo progetto si andrà a distruggere ulteriormente un altro ecosistema, che è il bacino imbrifero del fiume Chiese. La miglior soluzione possibile è ancora quella di mantenere l’impianto di Peschiera. E invece si faranno chilometri di tubazioni, scavalcando il monte per portare i reflui gardesani a Gavardo e Montichiari, senza risolvere i veri problemi del lago e dei suoi scarichi abusivi. Questo progetto, finanziato con 100 milioni di euro, era stato inizialmente progettato a Visano, poi è finito a Muscoline e adesso a Gavardo e Montichiari: sembra il gioco delle tre tavolette». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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